24 aprile 2014

“L'euro Siae” del parco di Villa Guardia

Parco G. Garibaldi - Villa Guardia (CO)

Di Sabina Barca
Premessa
Come si può aiutare alcuni e danneggiare altri?
Sono consapevole che parlare dell'euro obbligatorio all'ingresso del parco G. Garibaldi di Villa Guardia, è come sparare sulla croce rossa.
Però è anche vero che, certe cose non te le aspetti dalla croce rossa …
Riflettendo riflettendo...

È ormai un dato conosciuto dalla popolazione residente e non, che l'euro richiesto per l'ingresso al parco pubblico di villa guardia, sia dovuto alla Siae, cioè l'ente pubblico economico che protegge i diritti d'autore.
La sintesi è facile. Ballo/musica = Siae.
Se non paghi la Siae non puoi entrare al parco.
Non serve a nulla protestare.
Non serve a nulla chiedere di entrare con il cane o con i bambini.
Durante le feste in villa, dopo le 19 di ogni fine settimana estivo, si paga e basta!
Qualcuno ha anche risposto alla mia protesta: anche se non mangia, la musica la sente lo stesso!
A beh!
Ma devo attraversare il parco per andare a casa mia!
O paga l'euro, o fa il giro!
Ma devo passeggiare con il mio cane.
Mi spiace se paga l'euro entra, altrimenti vada per marciapiedi!
Rispetta le regole terrona torna a casa tua!
Cafoneria a parte, quello che colpisce è l'intransigenza assoluta del divieto di ingresso al parco.
Incomprensibile autorità.
Moltissimi come me, hanno collezionato rispostacce zeppe di bugie e offese.
La verità è incomprensibile. Qual'è il percorso naturale dell'euro?
Boh! Rifletto.

Sono presidente di un'associazione di Volontariato da 3 anni e mezzo. Sono attiva in missione.
Conosco bene il problema dell'autofinanziamento.
So come si stila un bilancio. Ne conosco le regole, lo spirito, l'etica.
Mai, e poi mai, avrei chiesto ad qualcuno della mia associazione di ingannare pur di portare in cassa soldi.
E mai e poi mai, un solo volontario dell'associazione avrebbe accettato di ingannare qualcuno pur di portare fondi.
Possiamo dire che lo scopo NON giustifica i mezzi? Si!
Si può aiutare il prossimo ingannando altri?
Non credo proprio.

Quello che so è che Il “contributo” cioè il prelievo forzoso, vincola pesantemente il libero utilizzo dell'unica area verde villaguardiese, proprio nel periodo estivo e nei giorni/ore in cui le famiglie godono di tempo libero.

Famiglie e cittadini devono davvero pagare per usufruire di un bene già loro?
Non credo proprio.
Per queste ragioni fondamentali, l'esborso dell'euro è ormai sgradito, e causa dinamiche imbarazzanti per cui i cittadini devono mettere le mani in tasca e pagare per un momento di meritato relax.
Pagare per passeggiare soli o con il proprio cane, per usufruire dei giochi per bimbi, per mangiare, è una mostruosità. Un abuso nei confronti dei cittadini. L'alternativa è non usufruire di uno spazio pubblico.
Io riconosco pienamente all'associazionismo, per cui è noto l'obbiettivo altruistico, volto alla solidarietà, all'assistenza sociale e alla giustizia sociale, il diritto di autofinanziarsi attraverso diverse forme di raccolta fondi, tra cui la donazione libera, ma non riconosco l'obbligatorietà della donazione.

Ed è anche vero che la valenza dell'aiuto è forte quando questo non lede i diritti di altri.
Ma soprattutto, credo che il parco G. Garibaldi non può essere l'unica fonte di raccolta fondi per il no profit di Villa Guardia.
Come fan tutte le associazioni intelligenti si attivano diverse e svariate iniziative per la raccolta fondi (torte, mercatino, lavoretti artigianali etc etc) capaci di aggregare gruppi di lavoro e simpatiche situazioni di unione.
La raccolta deve essere di natura spontanea e non un obbligo o un diritto acquisito sui cittadini.
Ciò che mi preme spiegare è che il no profit porta in se il seme della volontà e della generosità e non quello dell'obbligatorietà.

Nessuno è obbligato a donare. Nessuno deve essere ingannato per farlo e nessuno deve essere colpevolizzato se non lo fa.
Trattasi di libera scelta.

Se poi rifletto per giustificare legalmente il costo di quell'ingresso la confusione aumenta.
Un bigliettino con un numero non ha nessuna valenza fiscale. E allora se fiscalmente è carta straccia come la metti a bilancio la somma totale degli ingressi? Come donazione obbligata? Come rimborso collettivo Siae?
Non lo so! Però mi piacerebbe saperlo … perché non si finisce mai di imparare. 


P.S.
C'è una cosa che mi lascia perplessa...
possibile che per le feste in villa non si riesca a trovare un gruppo musicale capace di eseguire un repertorio adatto a tutte le età e gusti?
E i giovani?
Non saranno troppo decenni di liscio???  0_0


Licenza Creative Commons
ripuliamoci by sabina barca is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at ripuliamoci.blogspot.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://ripuliamoci.blogspot.it/.

31 marzo 2014

VILLA GUARDIA 5 STELLE - COMUNICATO STAMPA 01



P.S. di Sabina Barca 

Ho saputo di recente che un candidato Sindaco Villaguardiese è così importante d'aver nominato un ufficio stampa con relativo responsabile ... spettacolo di idea! Si perché rispondere di persona alla stampa è roba faticosa ;) e alquanto difficile hihihi.
Io che sono la signora nessuno, mi permetto di pensare che proprio ora la politica deve relazionarsi direttamente con stampa e cittadini, senza filtri o adepti.
Non sarà che ci stiamo già "IN-CASTANDO" in cose più grandi di LUI :)))



SI LAVORA BENE BASTA LA VOLONTA'
Licenza Creative Commons

ripuliamoci by sabina barca is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at ripuliamoci.blogspot.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://ripuliamoci.blogspot.it/.

10 gennaio 2014

Il parrucchiere cinese e le normative ignorate.

Di Sabina Barca

Dopo tanto sentire, mi sono decisa. 
Ho sperimentato i parrucchieri cinesi.
Ci sono due nuovi negozi al Center Ville di Villa Guardia.
Uno, sopra vicino a Expert, l'altro nella piazzetta dopo la panetteria.
Il negozio in alto, ha personale cinese, femminile e giovane.
Mi è stato riferito da più parti che nel retro del negozio si effettuano massaggi; a richiesta anche il massaggio dell'amore.
Non ho osato verificare questa cosa :) il rischio concreto era essere serviti da una ragazza che, finito il massaggio dell'amore, smanazza la mia testa.
Credo sia facile comprendere che, solo immaginare, mi ha inorridito.
Spiritosaggine a parte, dopo attenta osservazione ho concluso che qualche autorità villagurdiese potrebbe verificare/indagare sulla buona gestione di questi due locali.
Questo e quanto ho rilevato
Mi concentrerò sul negozio in piazzetta. Quello difronte al bar Napoleone.
I prezzi sono innegabilmente bassi.
Sono esposti in vetrina in bella vista.
Lontanissimi da un qualsiasi listino di categoria europeo.
L'ingresso sconcerta.
C'è un clima di subordinazione nei confronti del “cassiere” che pare più una maitresse che un direttore di negozio.
Il personale è tutto maschile. Ragazzi giovanissimi.
Subito salta all'occhio che i lavoranti non sono dotati di grembiuli come le normative nazionali/regionali dettano.
Il negozio è freddo.
Il freddo mi ricorda la valutazione igienico-sanitaria, a cui sono soggette le attività commerciali che dice appunto che i locali, per clienti e per i lavoratori, devono essere adeguatamente riscaldati. (Vedi 3.12.23 Requisiti igienico-sanitari minimi per lo svolgimento dell'attività pag. 48).

Farsi lavare la testa in un locale freddo è davvero antipatico. A testa bagnata, in due, secondi geli.
Essendo una cliente di inizio giornata ho dedotto che probabilmente la scelta riscaldamento è orientata allo sfruttamento del calore dei fohn piuttosto che di un impianto di riscaldamento.

Perciò la temperatura all'interno del negozio spiega l'abbigliamento del personale che lavora con i giubbotti/piumini senza camice-divisa.
L'imprenditore parrucchiere cinesi ottimizza così l'energia ed elimina il costo antipatico dell'utenza gas.
E visto che non ti senti mai rilassato in un ambiente freddo, il disagio lievita quando decidi di comunicare con chi dovrà lavorare la tua testa.
Vi assicuro che parlare con questi ragazzi non è facile. Italiano poco e niente.
Per non sbagliare è meglio rivolgersi alla maitresse che, con rapida traduzione, (cin ciun uan pin pun pan) spiega che non ti vuoi rasare :).
Dopo una sequenza di foto indicate e gesticolazioni varie, i lavori partono.

Durante l'assurda lavata di testa osservo le mani di alcuni parrucchieri; pare di moda tra i giovani cinesi l'uso di un unghia molto lunga, mignolo o pollice. A che serve? A che pro? Mah!
Arriva il momento del taglio e sale l'ansia. Ma inaspettatamente taglia con fermezza e mette in piega sufficientemente bene.
Stavo quasi per rilassarmi quando un'altra incertezza mi aggredisce: l'asciugamano!
È difficile avere certezza che l'uso della salvietta che ti sta asciugando la testa sia mono uso.
Invece c'è evidenza che la spazzola ha beatamente toccato altre teste senza poi passare da qualche sterilizzatore. Infatti ho visto più volte il lavorante di turno adoperarsi nelle diverse postazioni, nella ripulitura di capelli dalle spazzole.
Opto per una piega a ferro caldo. La temperatura del ferro mi assicura lo sterminio di germi.
Speriamo bene.
Anche in questo caso la mente corre alla normativa che, in questa regione e nazione, non manca e che recita: “il personale deve osservare costantemente le più scrupolose norme di pulizia personale ed igiene; con speciale riguardo alle mani e alle unghie ed indossare un abbigliamento da lavoro sempre in perfetta nettezza”.
Perciò, nel precario svolgere dell'attività, diventa un vantaggio l'opzione “usa i tuoi prodotto” (tinta, shampoo e balsamo), che ti sei portata da casa, perché almeno di questi non ti preoccupi.
Durante la piega, mentre strattonano la mia testa rifletto che con tutta la comprensione e la tolleranza del mondo nulla può giustificare il mancato rispetto igienico-sanitario della categoria.
È triste osservare questi lavorati. Ma più triste è il comportamento dei clienti che anche se notato capelli nei cassetti, e incuranze generali, restano indifferenti pur di non perdere il vantaggio del piccolo prezzo.

Perché questo è quello che possiamo permetterci oggi!

Non hanno modi lusinghieri come i nostri parrucchieri, anzi, sono sgarbatelli più per ineducazione che per umore.
Tra una cliente e l'altra, giocano con il cellulare su cui mettono gli occhi senza mai alzare la testa. Comunicano poco anche tra loro.
Mi fa strano pensare che questi lavoratori almeno domiciliati (si spera) nel nostro paese, abbiano un contratto di lavoro di categoria (vedi contratto nazionale di categoria).
Questo è il punto.
Un sistema lavorativo/commerciale chiuso in se stesso grazie anche all'indifferenza delle autorità preposte del territorio in cui si insediano le attività asiatiche.
Intendiamoci, non è l'attività cinese che disturba, ma il metodo con cui ignorano leggi/norme; le stesse leggi e norme che i nostri devono rispettare e per cui sono duramente puniti nel caso di trasgressione.
Ho realizzato che nella impunità asiatica si crea l'ingiustizia per l'italiano.

A Villa Guardia, i parrucchieri cinesi svolgono un'attività apparentemente a norma di legge.
Mai ho visto un negozio di acconciature così, e mai avrei accettato di vederlo.
Per due volte sono stata una loro cliente attenta, per capire il metodo e che, forse per caso, il personale cambia spesso.
Di sovente mi dicono che, delle regole, i cinesi se né fregano come se nè frega la clientela che gode del piccolo prezzo.
Il servizio mi ha recato disagio e una volta esternato con altre persone sono stata ridicolizzata e avvertita: non dovevo lamentarmi di nulla perché i due negozi sono un ottimo vantaggio per la zona.

È palese che essere buoni consumatori passa anche attraverso uno svantaggio e il coraggio di denunciare.
Ed è retorico e comodo pensare che tutto il peggio è lontano da noi, anche quando è sotto il naso.

Per me è difficile ignorare. Auspico che le autorità competenti mettano un piede dentro quei due saloni di acconciature, non per rivalsa, ma perché è giusto che il servizio sia a norma di legge.
Sottolineare ed evidenziare è dovuto a noi stessi e ai nostri lavoratori, ai nostri commercianti che ogni giorno faticano e gincanano tra regole e leggi più o meno giuste.

In queste righe c'è un rimprovero per noi clienti e per le autorità.
Uno spazio per la critica e l'auto critica.
Perché anche se questo è quello che possiamo permetterci oggi, è anche vero che il lusso di dire no, non costa nulla.

Non mi interessano i falsi pietismi che accompagnano le solide manfrine dopo tragedia (vedi gli operai cinesi bruciati), mi interessa usufruire di un servizio in cui non esiste illegalità o nessun sfruttato;

Che questi negozi, sotto il nostro naso, si mettano in linea con le norme vigenti e tratti i suoi dipendenti come legge comanda perché questo è il punto della bella seduta dal parrucchiere; dove ti metti comodo e ti rilassi.  

ARTICOLO CORRELATO:
CINESI SI CINESI NO ... LA TERRA DEI CACHI


Licenza Creative Commons
ripuliamoci by sabina barca is licensed under a Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 3.0 Unported License.
Based on a work at ripuliamoci.blogspot.it.
Permissions beyond the scope of this license may be available at http://ripuliamoci.blogspot.it/.