29 aprile 2008

QUANDO CONVIENE LA BIOMASSA

In Italia per biomassa s’intendono tutte le materie biodegradabili dei prodotti, rifiuti e residui provenienti dall'agricoltura, dalla silvicoltura e dalle industrie connesse, nonché la parte biodegradabile dei rifiuti industriali e urbani (D. Lgl 387/03). Possiamo distinguere tre principali fonti di biomassa:
  • biomasse di origine agricola e residui delle industrie agro-alimentari;
  • biomasse di origine forestale e residui delle industrie di prima trasformazione del legno residui provenienti dalle utilizzazioni forestali;
  • residui della lavorazione del legno non trattato, potature del verde urbano biomasse da rifiuti urbani.
I contributi a fondo perduto per l’uso energetico delle biomasse sono specificati in due bandi in materia di risparmio energetico. Il primo riguarda l’acquisto di misuratori di calore per i sistemi di termoregolazione degli impianti termici. Il secondo per progetti di uso a fini energetici di biomasse residuali da attività agricole e forestali. Considerando che il riscaldamento domestico, insieme al traffico, è il maggior responsabile della presenza di inquinanti nell’aria, si ritiene che le caldaie, con le polveri sottili, contribuiscono per la parte maggiore di emissione di gas serra attribuito alle residenze. Questi sono gli elementi di forza alla base della proposta per l’utilizzo di inceneritore a biomassa. Da anni c’e la controtendenza all’utilizzo delle caldaie centralizzate (incentivati con bandi), piuttosto che la caldaia monofamiliare, giustificando la promozione da migliore efficienza sia per inquinanti che per sicurezza. E’ facile capire che in questo meccanismo si vende sia il bene che il servizio. I soggetti che possono accedere ai contributi per l’acquisto di macchine o attrezzature utili, (scippatrici, macchine per il trattamento di residui legnosi, generatori di calore a biomassa incluso e relativi impianti) sono: aziende agricole, soggetti privati proprietari del bene immobile interessato o comproprietario o conduttore dello stesso, oppure proprietari e/o conduttori dei terreni agricoli e forestali dove si producono i residui. Ma quanto di questi incentivi e di questo grande meccanismo c’è di veramente naturale ed economico lo andiamo a verificare. Molti paesi europei, in passato, hanno fatto ricorso agli inceneritori, ma studi sugli effetti ambientali e sanitari delle emissioni hanno portato a ridimensionare il loro uso. L’incenerimento è risultato in contrasto con la politica di riciclaggio, che va attuata attraverso la raccolta differenziata. L’Italia, in controtendenza, ha concesso contributi per l’energia elettrica ottenuta dall’incenerimento dei rifiuti, equiparandoli a fonti rinnovabili, e chiama questi inceneritori “termovalorizzatori” (ricevendo incentivi CIP6 o certificati verdi). L’incenerimento è comunque dannoso anche se il combustibile è la biomassa. Infatti, il prof. Montanari, direttore scientifico del Laboratorio Nano diagnostics di Modena, ritiene che anche l’impianto a biomassa produce nano polveri, uniche responsabili delle temibili nano patologie, al pari di micro polveri da traffico automobilistico, da traffico aereo, da cementifici, ed esplosioni in zone di guerra. Queste nano polveri, per il 99% di origine antropica, sono responsabili di infiammazioni e numerose patologie tumorali. Altro fatto importante è l’approvvigionamento della biomassa (es. cippato). È praticamente impossibile che il territorio possa fornire biomassa al 100%, per questo, spesso la centrale a biomasse viene trasformata in normalissimi inceneritori". La fornitura di cippato inizialmente è per buona parte è delle zone limitrofe. Però, terminata la pulizia dei boschi, che risulteranno più fruibili per l’essere umano e meno vivibili per la fauna e raccolto l’ultimo coltivato di filiera, che anche se a crescita rapida raddoppiata, (OGM) necessita mn di 2 anni di crescita, è inevitabile che ci si debba rivolgere ai soliti canali di mercato per legna da ardere internazionali. Per protezionismo del territorio viene impedito il disboscamento a oltranza, quindi, per legge viene salvaguardata una percentuale di verde che risulta intoccabile. Ma, il mercato internazionale offre una esagerata quantità di legna da ardere di dubbia provenienza, a costi vantaggiosissimi. E così la vecchia lotta per salvare gli ultimi polmoni del mondo, risultano così obsoleti e in disuso che non vale la pena menzionare. Si compra legna dall’Africa, dall’est, dalle filippine ecc. luoghi dove di tutela per il verde non si parla molto, e a noi poco importa. La lavorazione della legna da ardere è onerosa e per nulla ecologica. Una cippatrice per tronchi di Ø 15/18 cm a 4 lame, consuma cr. 25/30 litri/h di gasolio, mentre una scippatrice per tronchi di Ø fino a 90cm a 18/20 lame consuma cr. 90/110 litri/h di gasolio. Se consideriamo che il cantiere è costituito da un alimentatore, una scippatrice e un accumulatore si arriva a consumare cr 120 litri/h di gasolio, senza aver trasportato in centrale il materiale. Il trasporto è un ulteriore traffico di mezzi pesanti. Ma allora perché una centrale a biomassa è ritenuta ecologica e naturale? E perché si ritiene economico bruciare cr. 960 litri di gasolio al giorno (8 ore di cippatura) bruciati e rilasciati nell’atmosfera? Anche la movimentazione delle ceneri, ha consumi energetici ed emissioni che dobbiamo tristemente sommare al resto dei consumi/emissioni. Sembra che nella favola “biomassa” ci siano quattro componenti perfidi; consumo, emissione/veleni, inquinamento acustico, disboscamento. Inoltre, nelle ceneri volanti non possiamo ignorare la presenza di cadmio, cromo, rame, piombo e mercurio delle derivanti esclusivamente dalla combustione di legna come quercia, faggio, abete, valori superiori alle ceneri di carbone. A questo punto, è davvero difficile credere che la biomassa possa chiamarsi bio-logica … potrebbe meglio definirsi bio-illogica. Sabina Barca (pubblicato sul T.A.V. "Trenta Articoli Veri" del 25 aprile 2008)

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