10 novembre 2009

L'ACQUA E' UN BENE PUBBLICO

Così il Governo straccia 406.626 firme raccolte per opporsi alla privatizzazione dell’acqua. A difesa dell'acqua bene comune è stato indetto per il 12 novembre alle 10.30 un presidio in Piazza Montecitorio alla vigilia della discussione nell'aula della Camera dei Deputati dell'articolo 15 del decreto legge che sottrae ai cittadini l'acqua potabile di rubinetto, il bene più prezioso, per consegnarlo, a partire dal 2012, agli interessi delle grandi multinazionali e farne un nuovo business per i privati e per le Banche. Il testo è stato già approvato dal Senato lo scorso 4 novembre e da lunedì 9 è al vaglio della Commissione affari costituzionali della Camera. Il Forum italiano dei movimenti per l'acqua che ha indetto il presidio «invita la cittadinanza, il ‘popolo dell'acqua’, le realtà sociali e territoriali, le reti ambientaliste e per la tutela dei beni comuni, le organizzazioni sindacali e il movimento degli studenti, a una mobilitazione straordinaria» partecipando all'appuntamento del 12. A luglio 2007 erano state consegnate 406.626 firme a sostegno della proposta di legge d'iniziativa popolare Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico. A sostegno di questa proposta di legge il primo dicembre 2007 40mila persone erano scese in piazza. E giusto all'inizio di quest'anno è iniziato formalmente il suo l'iter parlamentare. Il decreto del Governo straccia quelle 406.626 firme. Il nuovo testo dell’Esecutivo prevede «l'affidamento della gestione dei servizi pubblici a rilevanza economica a favore di imprenditori o di società in qualunque forma costituite individuati mediante procedure competitive ad evidenza pubblica o, in alternativa a società a partecipazione mista pubblica e privata con capitale privato non inferiore al 40%» e «la cessazione degli affidamenti ‘in house’ a società totalmente pubblica, controllate dai comuni alla data del 31 dicembre 2011». «Un attacco pesante - afferma Marco Bersani di Attac - ma la dimensione dello stesso credo renda ancor più evidente come l'unica possibilità per i movimenti e gli Enti locali che non vogliano farsi sottrarre l'acqua e il servizio idrico, sia esattamente la sottrazione dello stesso alla dimensione delle Spa, la sua ripubblicizzazione attraverso gli enti strumentali comunali e consortili, la riappropriazione sociale dello stesso attraverso la partecipazione popolare. «Se l'articolo 15 - spiega Bersani - s'intitola significativamente ‘Adeguamento alla disciplina comunitaria in materia di servizi pubblici di rilevanza economica’, credo che il primo passo sia proprio quello di ottenere dagli Enti locali titolari del servizio atti che sottraggano a questa normativa il bene acqua, dichiarandola bene comune, e il servizio idrico, dichiarandolo ‘privo di rilevanza economica’ perché colmo di rilevanza sociale, ambientale e culturale». Per Emilio Molinari del Comitato italiano per un contratto mondiale sull'acqua si tratta di «un brutto colpo a freddo. Un passaggio che chiude un’epoca, preso ancora una volta senza informare i cittadini e coinvolgere i Comuni. Sono liquidati quei pochissimi margini concessi alle amministrazioni locali dalla legge del Parlamento varata non più tardi dell'Agosto 2008, di mantenere la gestione in house nei servizi fondamentali come l'acqua. Ora la parola è ai movimenti sociali, ai giornalisti liberi, agli uomini di cultura, ai Sindacati che si esprimano una buona volta, ai sindaci, alla loro capacità di indignarsi ancora e di sapersi mobilitare in due battaglie assolutamente complementari: sui tempi brevi quella di fermare o modificare il decreto e l'altra articolata sui territori di chiedere a Comuni e Regioni di cambiare statuti e leggi regionali affinché affermino che l'acqua è un bene pubblico privo di interesse economico». Info: www.acquabenecomune.org FIRMA LA PETIZIONE ONLINE SI RITIRI L'art. 15 DEL DECRETO GOVERNATIVO L’acqua «non più bene pubblico, dunque, in quanto diritto essenziale per la vita (come stabilisce la Dichiarazione universale dei diritti umani), ma merce al pari di altre, da consegnare agli interessi delle grandi multinazionali e di società a capitale prevalentemente privato, sottraendone la gestione alla sovranità delle Regioni e dei Comuni» dichiara Paolo Beni. «Contro questa scelta - aggiunge il Presidente dell’Arci - è necessario mobilitarsi subito, evitando che la norma venga approvata anche alla Camera dove il decreto approderà nei prossimi giorni». Beni ricorda che non sono soltanto le associazioni e i cittadini a protestare contro la privatizzazione dell’acqua, infatti: «decine di comuni - oltre alla Regione Puglia - stanno assumendo iniziative che impediscono la privatizzazione dei servizi idrici dei loro territori, rivendicando la propria competenza a decidere su questa materia e sollevando un conflitto di competenze col governo centrale. D'altra parte, in tutta Europa Paesi che avevano proceduto alla privatizzazione stanno tornando sui loro passi, alla luce del bilancio negativo che una simile scelta ha comportato in termini di efficienza e di lievitazione dei costi per gli utenti, proprio come nei Comuni italiani dove l'acqua è già in mano ai privati». Il Presidente dell’Arci ricorda come da due anni giace in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare per la ripubblicizzazione delle reti idriche e della loro gestione, che ha raccolto più di 400mila firme grazie a una capillare campagna di sensibilizzazione. Dunque «Si ritiri l'articolo 15 del decreto e si riparta da quella proposta». Info: presidenza@arci.it

1 commento:

Anonimo ha detto...
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