22 marzo 2010

SBUGIARDARLI E' VITALE!

Quello che vorrei tanto sapere, e purtroppo non sapremo mai, è quello che è successo nelle tre ore abbondanti trascorse tra la faraonica autocertificazione di Verdini («Siamo più di un milione») e la generosa concessione della Questura («150 mila»). Così possiamo solo immaginare il vorticoso giro di telefonate, le pressioni sul questore da parte del governo, la trattativa sui numeri come a un mercato rionale, e alla fine il penoso compromesso dei 150 mila che non farà contento Gasparri ma comunque raddoppia – o triplica – quello che, visto dall’alto, palesemente non superava il pubblico di una partita di medio richiamo a San Siro.

E’ importante ristabilire la verità sui partecipanti al corteo di ieri? Oppure – come hanno scritto anche molti commentatori al post qui sotto- in fondo chissenefrega, quello che conta sono le urne e non la piazza?

Certo, è evidente: quello che conta sono le urne, in democrazia, e ci mancherebbe.

Quello che è tuttavia importante – anzi vitale – è non fargli passare le balle. Non accettare più – mai più – che la loro rappresentazione artificiosa del reale si sovrapponga al reale stesso, cancellandolo.

La cultura berlusconiana è stata fin dal suo esordio finzione che si sovrapponeva al reale e che diventava realtà grazie al suo sistema mediatico: applausi preregistrati ai comizi, fondali di cartone, finti capelli, cieli azzurri di tela, photoshop nei poster, calze di nylon applicate alle telecamere e falsi libri di sfondo nel suo studio.

Parvenza pubblicitaria, inganno mediatico, rappresentazione fasulla: tutto per la tivù.

E basta aver visto i tg di ieri sera – o leggere i giornali famigli di oggi – per rendersi conto che anche sui numeri e sul successo del corteo di ieri è partita all’unisono la macchina da guerra della rappresentazione che sostituisce la realtà. Allo scopo di rilanciare un leader stanco e, per la prima volta da quando è tornato al potere, in calo di consensi.

Berlusconi conosce benissimo il meccanismo del bandwagoning, perché lo applica dai tempi in cui si faceva fare i sondaggi farlocchi da Gianni Pilo: fai credere di avere tanti consensi, e i tuoi consensi cresceranno davvero.

Ed è qui che il meccanismo va rotto. Spaccando la rappresentazione, facendo irrompere la realtà.

Perché, certo, in democrazia contano solo le urne. Ma è proprio per gonfiare le urne che ieri hanno gonfiato i numeri.

FONTE

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