17 agosto 2010

BOSSI: "VERDINI, UN DEMOCRISTIANO DI MERDA"

di Sabina Barca

COMO - Era il 28 luglio 2010, quando Denis Verdini, in conferenza stampa, in merito alle sue cariche, si sente rivolgere la domanda: “ lei non crede che le sue cariche diano origine ad un conflitto di interesse?” candidamente rispose al cronista, che non esisteva nessuno conflitto d’interesse, e stupito, chiedeva “perché mai ci dovrebbe essere ?”

Secondo le indagini di Banca d’Italia, Denis Verdini e i vertici del Credito Cooperativo Fiorentino, ora commissariato, non si sono propriamente comportati come prevede ne il Codice Civile ne tanto meno i codici di settore.
Un documento di Bankitalia trasmesso a fine luglio al Tesoro, chiedeva lo scioglimento degli organi di amministrazione e controllo, sostenendo che la banca di Denis Verdini, faceva gli interessi di Verdini, non degli azionisti o del territorio.
Ciò che viene contestato è che il Ccf prestava soldi senza chiedere adeguate garanzie in cambio e talvolta, anche senza resa per un valore complessivo di 60 milioni di Euro.
Sempre nella relazione Bankitalia, si evidenziano compravendite di immobili in cui la banca erogava fidi (prestiti) all’80 %, che permettevano la conclusione di preliminari d’acquisto di appartamenti.
Le operazioni considerate sospette erano a favore della Btp, impresa riconducibile all’imprenditore Riccardo Fusi, amico di Verdini, e secondo i magistrati, possibile socio occulto.

La prassi di chi e quanto finanziare, avveniva senza i dovuti controlli, o richiesta alcuna di garanzia, ossia, senza certezza di rimborso finanziamenti. I parametri erano: “ in via quasi esclusiva a disponibilità di garanzie patrimoniali” o meglio ancora “conoscenza diretta degli affidati.” Che erano conosciuti non c’è dubbio, perché le operazioni ad alto rischio, erano tutte pro soggetto beneficiario. Insomma, erano finanziamenti alla “speriamo in Dio” dove la componente “C” (culo) ha la sua esagerata valenza.

Conflitto d’interesse
Il codice civile 2391 dice che gli amministratori d’azienda devono dichiarare se hanno un conflitto di interessi in una certa operazione, e l’amministratore delegato deve astenersi, permettendo al consiglio di procedere. Invece, come spiega Bankitalia, il consiglio presieduto da Denis Verdini, era “scarsamente autorevole” e il consiglio sindacale “privo di sufficiente indipendenza.”
Questo è il “modus operandi” adottato per beni di case mai costruite e beni di equivoco valore,
Ecco il caro prezzo che paga il Credito Cooperativo Fiorentino, un rischio perpetrato nel tempo, che ha ridotto i margini patrimoniali. Un vero e proprio gioco d’azzardo.

Cattiva gestione o altro?
Stabilire se è stata una gestione sconsiderata o dimostrare che Verdini avesse interessi è davvero complicato. Una cosa è certa la banca del Sig. Denis, ultimamente non ha rispettato l’obbligo di trasparenza, dovuti per contrastare il riciclaggio di denaro sporco.
Quasi nulli i controlli sulle società controparti. Pochissime sull’azienda di Fusi. Poco anche sul fronte degli strumenti informatici indispensabili per la tracciabilità del denaro.
Tutto questo mentre l’italiano faticava/fatica ad avere un prestito in banca, dove le garanzie date non erano mai sufficienti a meno che non si presenti anche una squadra di garanti.

154 milioni sospetti
154 milioni potrebbero essere transitati nei conti delle società consortili costituite dalla ditta Baldassini Tognoli e Pontello. Una somma esagerata, su cui gli ispettori di Bankitalia concentrano l’attenzione. In materia di antiriciclaggio scrivono: “l’adeguata verifica della clientela si è limitata alla compilazione – spesso approssimativa – di appositi questionario e non si è estesa alla compatibilità della transazione via via concluse con il profilo economico/patrimoniale del cliente e con quello di rischio definito dall’azienda”.
Le procedure poco convincenti, distinguono la filosofia di Verdini, che punta tutto sulla componente “C”. (a saperlo si andava tutti da Verdini a chiedere mutui).
Incompetenza, trascuratezza, incapacità è la migliore ipotesi che può lontanamente giustificare un comportamento sconsiderato per un Presidente di istituto.

Bossi: “Verdini. un democristiano di merda”
Oggi, Umberto Bossi, leader della Lega Nord, si esprime nei confronti del coordinatore nazionale del Pdl, massimo esponente del suo alleato, di maggioranza, al Governo.
Il sig. Bossi cercava di fare un distinguo, e con lo stile che lo contraddistingue, prende le dovute distanze: “verdini chi?” “ chi è? Ma cosa ne so io. Non lo conosco abbastanza bene” e prosegue: “vedo che è abbastanza astuto quando ci sono le trattative. Non sarà facile metterlo nel sacco.
E’ uno che ha fatto strada. Ha banche tutte sue” e prosegue a ruota libera: “Insomma: un democristiano di merda”. L’esclamazione grezza racchiude disappunto, per quelle incapacità che sono tipiche del sotto po’ e di tutti gli odiosi piaceri di amici degli amici, il demonio per la lega. L’imbarazzante alleato è sempre più imbarazzante. Il “senatur” ha pensato di far digerire l’ennesimo boccone al popolo padano, eludendo alle banche che vorrebbero i leghisti. Però, in un eccesso di presa di distanza, ha anche ricordato che un “democristiano di merda” è il loro migliore e più grande alleato, che gli permette di governare, e che gli ha ritagliato un bel posto al sole, nella Roma ladrona.
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