05 agosto 2010

C'ERA UNA VOLTA, E C'E' ANCORA, FORMIGONI ... (UNO COME NOI)


di Sabina Barca
Como - Nato a Lecco nel 1947, Roberto Formigoni si definisce uno lombardo che ama immensamente la Lombardia.
Si laurea nel 1971. Da subito sogna di Organizzare cooperative di lavoro per aiutare e favorire le relazioni nel lavoro.
Impegnato socialmente e politicamente, nel 1995 diventa per la prima volta Presidente della Regione Lombardia.
L'attenzione più importante, per lui e il suo entourage, è stata la sistemazione di uomini nella sanità lombarda; cioè l'80% del bilancio della regione.
Per anni ha consolidato il suo potere e quello della sua “corrente” di Comunione e Liberazione, la quale, ha trovato molte difficoltà, interne al PDL nazionale.
Formigoni da sempre desidera un ministero importante a Roma, opportunità costantemente negata da Berlusconi, perchè, volere si, volere no, lui è un uomo da postazione.
De Alessandri, nel suo libro, rivela che in Europa e nel mondo non esiste un solo movimento ecclesiale che controlli un'istituzione politica con un bilancio di 20 milioni di Euro. L'autore sostiene che il movimento fondamentalista coincide con un intero sistema di governo.
Lo strapotere di CL, delle Compagnie delle Opere (braccio operativo) e del ruolo assunto da Formigoni in Lombardia, è la quasi totalità delle scelte politiche e amministrative della regione, dato che non trova riscontro elettorale poiché non raggiunge un decimo dei voti di Forza Italia.
234 mila Euro è la generosa donazione che Formigoni ha elargito al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini. Una generosità inconsapevolmente offerta dai cittadini, in un periodo di vera ristrettezza economica.
Nel marzo 2010, la lista del governatore lombardo “Per la Lombardia”, ricandidato per la quarta volta, è esclusa per irregolarità in una parte delle firme raccolte. In prima battuta, il ricorso viene respinto per decisione della Corte d'appello di Milano. La lista viene riammessa dal Tar, senza l'aiutino del decreto “interpretativo” varato in 24 ore.
Il Tar, così si esprime: “la Corte d'appello di Milano non poteva tornare sui suoi passi, escludere Formigoni dal voto dopo avere già ritenuto valide la candidatura sua e delle liste che lo sostengono.
In concomitanza, il MoVimento 5 stelle, presenta, presso il Tribunale di Milano, sez. civile, contro Roberto Formigoni, per decadenza della nomina a Presidente della Regione, in quanto eletto per la quarta volta consecutiva in aperta violazione dell'art. 2 L. 165/2004 lettera f) che prevede l'ineleggibilità per chi ha già svolto due mandati elettorali.
L'8 luglio, il tribunale di Milano respinge il ricorso. Secondo il giudice, questa norma non è immediatamente applicata perchè non recepita da una normativa regionale. In definitiva, viene condiviso il ricorso, riconosciuta la chiarezza della legge, però, è facoltà della regione disattendere la normativa nazionale.
Ciò che è accaduto dietro le quinte in quei giorni non lo sappiamo, però dopo l'arresto di Gianni Prosperini, e dei colleghi Massimo Ponzoni e Giancarlo Abelli, qualcosa sta emergendo.
Corruzione, bancarotta fraudolenta sono i reati ipotizzati, nell'ambito di un inchiesta sulla 'ndrangheta che sta flagellando la Regione Lombardia.
Come nel domino, il nome di Roberto Formigoni compare nell'inchiesta della così denominata “P3” dove risulterebbe che il Presidente della Regione avrebbe chiesto esplicitamente all’associazione che faceva riferimento a Flavio Carboni di fare pressioni sul presidente della Corte d’appello di Milano Alfonso Marra per l’ammissione del listino “Per la Lombardia”.
Per questo, lunedì, per due ore e mezza, in qualità di testimone, Formigoni è stato ascoltato dalla Procura di Roma.
E proprio nella giornata di lunedì che il Presidente, indignato per le notizie divulgate dal Corriere della Sera e da Repubblica, informa che ha dato mandato ai suoi avvocati legali: “di prendere tutte le opportune iniziative a tutela della mia onorabilità e della verità”.
Roberto Formigoni ama la comunicazione unilaterale che ignora fatti e inchieste che, da vicino, o da lontano, lo chiamano in causa.
Ignora e pretende che si trascurino fatti gravi, come gli arresti celebri nella sua giunta.
Giuseppe Grossi, re della bonifiche lombarde, arrestato per inchiesta bonifiche/bonifici, Rosanna Gariboldi, ex assessore a Pavia, moglie del fedelissimo Gialuca Abelli che ha patteggiato 2 anni. Gianluca Rinaldin, indagato per truffa aggravata, corruzione, finanziamenti illeciti ai partiti e falso, così candidato alle regionali 2010, e rieletto come consigliere regionale.
Non gli piace rendicontare ai lombardi di ciò che spende. Ridicolizza le inchieste sulla sanità lombarda eseguite dalla Guardia di Finanza e dai magistrati, che focalizza un sistema di accreditamento regionale a cliniche private, alcune delle quali hanno truffato il servizio sanitario nazionale.
Nega il fallimento Malpensa, aeroporto nato e progettato come scalo internazionale, senza infrastrutture, con il primato di irraggiungibilità. Esclude le incapacità delle presuntuose grandi opere, pagate dalla Regione, come le ormai famose paratie del lago di Como. Una vera diga in cemento armato che impediva la vista del lago, in seguito demolita grazie al contributo economico dei lombardi. Opera che ha innescato un pericoloso slittamento degli edifici circostanti, che troverà soluzione solo passando ancora per le tasche dei lombardi.
Negazione totale, per il fallimento del Piano Casa. La L.R. n. 13/2009, complesso sistema di norme che doveva rilanciare l'edilizia regionale. In un anno ha registrato in tutta la Lombardia una cinquantina di casi, di cui solo 3 a Milano!
Distrazioni verso i cantieri pubblici, che vede infiltrare l 'ndrangheta, con i suoi illeciti, come nel nuovo Ospedale di Como, (cr. 260 milioni di Euro), gestito da Infrastrutture Lombarde Spa,
cantiere su cui grava il sospetto della sepoltura di materiale altamente tossico, prelevato dalle ex aree industriali, che distrattamente non si sa dove sia finito.
Glissa le curiosità della Procura di Bergamo, che chiede chiarimenti riguardo i meccanismi di aggiudicazione degli appalti di Infrastrutture Lombarde Spa, relativi al Nuovo ospedale Beato Giovanni XXIII di Bergamo, (340 milioni di Euro), su cui grava anche una interrogazione IDV.
La holding Infrastrutture Lombarde Spa, creatura di Formigoni, al momento ha la gestione di 5 cantieri ospedalieri in Lombardia.
Ed è proprio davanti alla Procura di Roma che, in veste di testimone che rappresenta se stesso come una vittima, oggetto di invidie. “ero vittima di un'ingiustizia … la situazione era molto grave e io non sapevo che cosa fare. Per disperazione mi sono rivolto a tutti. Ho bussato a molte porte”
Arcangelo Martino, Flavio Carboni, e Pasquale Lombardi, arrestati per presunta loggia segreta, hanno raccolto la sua richiesta disperata. Il Governatore, ignaro, non poteva immaginare che il suo help potesse arrivare fino a Giacomo Galiendo, sottosegretario alla Giustizia.
Per cui la tesi degli inquirenti è che, fatto il ricorso alla Corte d'Appello di Milano, per l'esclusione della lista, la presunta organizzazione nascosta, progettava di esercitare pressing quando questa si sarebbe pronunciata. Inaspettatamente il ricorso viene respinto, e le attenzioni
si rivolgono al ministero perchè invii ispettori in tribunale.
Il Governatore lombardo, in Procura, nega di sapere delle attività dell'allegra brigata, e al contempo informa di aver agito secondo le regole, considerando le pressioni fatte: “tutte legittime”. In definitiva sguscia lontano dal gruppo ed esalta la sua perseveranza e determinazione per meglio apparire al suo elettorato.
In effetti, nonostante tutto, l'onorabilità è ancora una volta salva.
MIA FONTE  

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