13 settembre 2010

BOSSI: IL LEADER FANTOCCIO DELLA LEGA

Di Sabina Barca
Finalmente trapelano indiscrezioni che, anche il meno accorto degli italiani ha notato guardando/ascoltando le interviste del sig. Bossi.
Ciò che non viene detto chiaramente nell'articolo apparso sulla Stampa di oggi, (riportato sotto), è che Bossi non è solo stanco, ma che da tempo ha perso la sua FORZA politica all'interno del partito, tenuta virtualmente viva dal suo entourage per sfruttare la sua immagine tanto cara al suo elettorato.
Il senatur, ridotto ormai a uomo immagine della Lega Nord, da tempo ci ha abituati alle sue risposte poco lucide, biascicate, e spesso slegate dalla politica, che tutto dicono, tranne che lui sia effettivamente la testa del partito o un uomo con potere decisionale. Questo è quanto andrà a ereditare il delfino Renzo.
Il designato successore, la potenza di encefalo detto la “TROTA”, dimostra che la lega nord opta per un leader immagine con cognome BOSSI, che non rompa gli equilibri in campo, e che soprattutto non metta becco.

Il cerchio magico è il totale controllo del senatur-fantoccio, esercitato per impedire eventuali fuori via, che con il peggiorare delle condizioni psicofisiche, potrebbero essere notate, quindi, prepariamoci all'arrivo del ragazzo immagine in arte IL TROTA.

La metamorfosi leghista
I leghisti ormai, più che un partito, con i loro slogan e i loro riti, sembrano sempre più una setta, che trae giovamenti nella persecuzione del più debole, e nell'azzeramento di tutto ciò che la circonda con lo scopo di elevare se stessa. È impossibile che un “partito territoriale” come la lega, che attua una politica estremamente protezionista nei confronti del nord, possa rappresentare e governare l'Italia intera, considerato che, senza scrupolo, senza pudore, ha sempre manifestato disdegno e disprezzo verso tutto ciò che è sud.
La lega non è folclore, è puro estremismo.

LA NOTIZIA TRISTE DI IERI ... (no comment!)
12/09/2010
Silvio Berlusconi non nasconde il suo disappunto per la sconfitta subita dal Milan a Cesena, ma attribuisce parte delle responsabilità all'arbitro Russo, che avrebbe penalizzato i rossoneri: «Ieri ho detto "forza Milan" - ha detto il presidente del Consiglio alla riunione dei giovani del Pdl - , ma è andata male, pazienza, nel calcio succede anche se credo che l'arbitro abbia negato tre gol al Milan».
Altra colpa del fischietto di Nola sarebbe la sua presunta appartenenza politica non affine a quella del Premier: «Il Milan ieri sera ci ha dato dei dolori - ha aggiunto Berlusconi - ma non ha giocato male: direi che spesso il Milan ha incontrato arbitri di sinistra». FONTE

NOTIZIA IN PRIMO PIANO.

Di Michele Brambilla inviato a Venezia
Il Capo è stanco e non lo nasconde: «Il tempo passa, l’altro giorno in montagna avevo il fiatone», dice Bossi quando sta per concludere. Non che abbia intenzione di mollare: «Abbiamo ancora tante battaglie davanti». Ma la sua voce è debole, sulla Riva degli Schiavoni le parole giungono confuse alla folla che lo ascolta, lo applaude, lo adora. Domenica prossima gli anni saranno 69: e la malattia ha lasciato segni che non si cancellano.

Guai a parlarne, nella Lega. La parola d’ordine è che c’è solo un capo e la sua guida è sicura come non mai. Il che è vero, intendiamoci: solo Bossi detta veramente la linea. Magari si contraddice nel giro di pochi giorni passando da un «voteremo la sfiducia per andare alle elezioni» a un «restiamo fedeli a Berlusconi, niente sfiducia, noi non siamo traditori». Giravolte improvvise che forse in un altro Paese farebbero pensare a un momento di confusione, ma che in Italia vengono interpretate come colpi di genio: Bossi alla fine è quello che, quanto a tattica politica, mette sotto tutti.

Tuttavia tanto zelo nel sottolineare l’assoluta unità nel partito mostra un nervo scoperto. Ne è una spia la sfuriata che a un certo punto, a freddo, ha fatto Rosy Mauro ieri dal palco. Ha gridato: «Siamo uniti, è questo che fa rabbia a chi scrive certe cagate sui giornali!». Al popolo leghista questa frase è probabilmente sfuggita. Non aveva senso logico, in quel momento: tutto sta andando bene nella Lega, Venezia era invasa dai militanti (trentamila, secondo i carabinieri), il clima era di festa.

Ma c’è un retroscena sconosciuto al popolo leghista che stava ascoltando. Rosy Mauro si riferisce a indiscrezioni uscite qua e là, a spizzichi e bocconi, nelle ultime settimane. Dunque. Hanno scritto che ormai da tempo Umberto Bossi vive in una sorta di libertà vigilata, «marcato» stretto da un gruppetto di quattro persone che lo blinda, che gli impedisce fisicamente di parlare con i giornalisti, che gli detta tempi e movimenti. Queste quattro persone sarebbero la stessa Rosy Mauro, sindacalista leghista antemarcia; la moglie Manuela Marrone, il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni e il capogruppo al Senato Federico Bricolo. Anzi adesso i quattro sarebbero diventati cinque, perché si sarebbe aggiunto il giovane Francesco Belsito, un ligure.

Tutto sarebbe cominciato dopo la malattia di Bossi. E’ in quei giorni che si sarebbe deciso di istituire una sorta di guardia di sicurezza per evitare al capo una vita troppo stressante. Via, quindi, i compagni di serate troppo lunghe e troppo faticose. Ma questa specie di «tutela» aveva anche un altro scopo: dare un segnale a chiunque si fosse mai messo in testa, dopo la malattia del fondatore, di candidarsi alla successione. Quando Bossi ricomparve per la prima volta convalescente, a Lugano, accanto a lui c’era il figlio Renzo, allora praticamente sconosciuto. Secondo alcuni si trattò di un messaggio: dopo Bossi c’è ancora Bossi.

Nella Lega questa specie di comitato di tutela del capo viene chiamato «il cerchio magico». Si dice che questo cerchio tenga a dovuta distanza anche tanti pezzi grossi del partito, ministri governatori e colonnelli storici; si dice per esempio che il segretario nazionale lombardo Giorgetti, un tempo potentissimo, ora conti un po’ meno. Si dice pure di questo cerchio facesse parte, inizialmente, Roberto Cota, e che questi sarebbe poi stato rimpiazzato da Marco Reguzzoni.

Ebbene – con tutto quello che i giornali hanno scritto contro la Lega in tanti anni – nulla ha fatto infuriare più di queste indiscrezioni dei giorni scorsi. E Rosy Mauro ieri a Venezia ha sputato il rospo dal palco. Ed era questo l’unico malumore, ieri, nel Gotha della Lega. Perché per il resto quella di Venezia è stata davvero non solo una grande festa, ma anche la dimostrazione che non c’è un altro partito attualmente, in Italia, che goda di tanta salute. Che sappia portare in piazza tanta gente. Che sia così avanti nei sondaggi. Che sia tanto creduto dal proprio popolo anche quando, pur essendo al governo, denuncia i mali del Paese come se fosse all’opposizione. Che abbia la capacità di penetrare così a fondo in tutti gli angoli del vivere comune: può sembrare banale, ma ieri a Venezia c’erano i rappresentanti dei giovani padani, delle donne padane, dei medici padani, dei cattolici padani, degli automobilisti padani, dei ciclisti padani, degli sportivi padani, dei velisti padani, e così via. Ormai ci sono perfino i cruciverba padani: ieri hanno presentato «La Padagnistica», ultimo tra «gli innumerevoli tentativi di imitazione».

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