29 novembre 2010

BERLUSCONI IMPONE UN NUOVO PENE A MARTE E ...

Di Sabina Barca
Per richiesta di Silvio Berlusconi due statue, dell'anno 185, di Marte e Venere sono state trasferite, per sua esplicita richiesta, a febbraio, dal Museo delle Terme di Diocleziano alla residenza ufficiale di Berlusconi. A trasferimento avvenuto, il presidente del Consiglio si è reso conto che alla statua di Marte mancava il pene e alla Venere le mani. La sorpresa non è piaciuta a Berlusconi che ha subito mobilitato una squadra di 12 esperti per definire le dimensioni del pene di Marte e della postura delle future mani di Venere da riattaccare.
In particolare Berlusconi non si capacitava del fatto che le statue, presentassero delle amputazioni mentre le copie viste in Cina, sembrassero incredibilmente, più nuove.
Così ha espresso l'ordine di operare: “ricostruiscile” al suo architetto che molti definiscono Hollywoodiano.
Il nuovo pene, per il dio della guerra, e le nuove mani, per la dea dell'amore, costeranno agli italiani 70 mila euro.
Al momento non sono noti i costi del trasferimento dei due pregiati marmi da una sede all'altra.
A nulla è valsa la protesta dell'opposizione che ha sottolineato con fervore lo scandaloso costo dell'operazione in un momento in cui il Governo chiede agli italiani di risparmiare e di tirare la cinghia.
Sembra che l'ordine impartito sia stato perentorio: “Ricostruiscile!”.
Anche la posizione delle due statue è stata pesantemente criticata.
I due marmi sono stati sistemati a palazzo Chigi, contro uno sfondo azzurro che sembra risultare terribilmente Kitsch.
Molti storici dell'arte si sono infuriati per il metodo scandaloso adottato per il restauro, eseguito senza rispettare le normali regole della cultura classica.
Antonio Forcellino, da trent'anni restauratore presso il Museo di Paestum, dichiara che le nuove parti costituiscono un enorme danneggiamento della statua.
Anche Il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, parla di una falsificazione dell’originario splendore delle statue. “Questo genere di intervento con l’aggiunta di mani o peni non viene più fatto da secoli” e prosegue: “Non c’è altra spiegazione se non che questo sia stato fatto per obbedire a ordini dall’alto, cioè dal premier. Suppongo che l’ordine sia stato così perentorio che nessun restauratore abbia osato opporsi, purtroppo”.
Incredibilmente il ministro dei beni e delle Attività Culturali del Governo, Sandro Bondi, difende l'intervento incurante del fatto che su di lui grava già il triste crollo della Casa dei Gladiatori a Pompei, motivo per cui è maturata la mozioni di sfiducia che dovrà subire entro la fine del mese. Il ministro, gincanando tra il volere del capo e il dovere della carica che ricopre, ha precisato che pene e mani si potranno rimuovere senza causare danni, dichiarazione che ha lasciato basiti molti. A questo punto, si può solo sperare che caduto il governo ormai vacillante, si possa liberare i due mitici graniti dalle oscene protesi, simbolo dell'ossessione del Premier per estetica e sesso.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E la republica del pene!