15 aprile 2011

Vittorio Arrigoni, un difensore dei diritti umani ad oltranza


Di Sabina Barca
LECCO – Non c'è stato il tempo per nulla. Neppure di rendersi conto di cosa stesse succedendo. Nessuna possibilità per il giovane Vittorio Arrigoni, sequestrato a Gaza city dal gruppo ultra-estremista Salafita il 14 aprile. Purtroppo il suo corpo è stato trovato esanime da militanti di Hamas durante un blitz nella notte, in una abitazione della striscia di Gaza, ucciso svariate ore prima della scadenza dell'ultimatum, infatti, si ipotizza che Arrigoni sia stato soffocato “qualche ora prima”.
Nessuna chance per la Farnesina che avrebbe attivato un contatto diplomatico nel pomeriggio di ieri, immediatamente dopo la diffusione del video sul sequestro rivendicato dal gruppo ispirato all'ordine di Al Qaiil denominata la Brigata Mohammed Bin Moslama.
Nel drammatico video il pacifista lecchese, bendato e sanguinante, era accusato dai terroristi di propagandare vizi occidentali fra i Palestinesi, e accusavano l'Italia di combattere contro i paesi musulmani, inoltre, intimavano ad Hamas di liberare i prigionieri Salafiti detenuti in Gaza entro 30 ore (le 16 italiane di oggi). Gli eventi precipitati, per motivi ancora ignoti, evolvono fatalmente durante la notte.
Il ritrovamento del corpo è avvenuto grazie all'arresto di un militante salafita, che ha condotto gli uomini di Hamas fino al covo, sito in nel quartiere di Qarame in Gaza City, in cui i miliziani delle Brigate Ezzedin, hanno operato subitamente per espugnare la base. La breve sparatoria intercorsa si è conclusa con l'arresto di un secondo militante terrorista. Da qui l'incredibile sorpresa.
Arrigoni un cuore impavido
L'attivista italiano era molto conosciuto a Gaza e considerato da Hussein: “un amico del popolo palestinese”. Lavorava da anni per International Solidarity Movement, Ong impegnata per la causa palestinese; presente nelle Freedom Flotilla gruppo che sfidava il blocco marittimo di Israele per portare aiuti alla popolazione e per attenzionare l'oppinione pubblica sul dramma di quella gente.
Vittorio era un difensore dei diritti umani ad oltranza.
Nel piccolo comune di Bulciago don Fabrizio Crotta parroco dichiara: “l’ammirazione per chi si è giocato fino in fondo per le idee in cui credeva. E per queste idee ha perso la vita”.
Alla notizia il parroco si è recato dalla famiglia che “entrambi i suoi genitori erano già preparati a un’eventualità del genere – e motiva - perché negli ultimi anni Vittorio più volte si è trovato a vivere situazioni in cui era in pericolo la sua stessa vita”. Ciò che non si aspettavano in famiglia e che morisse per mano proprio dei palestinesi per cui lui “parteggiava”.
L'ironia della sorte è che lunedì aveva dato notizia ai genitori del suo prossimo rientro in Italia per effettuare un piccolo intervento.
La famiglia
I familiari del 36 enne pacifista, saputa la tragica notizia, travolti dal dolore, hanno reso inaccessibile a qualsiasi curioso e giornalista la loro abitazione in via Papa Giovanni XXIII.
Egidia Beretta, la madre, di Vittorio, e' il sindaco del paese e con tutti i famigliari è in attesa di capire e di sapere le dinamiche che hanno portato al triste epilogo.
Questa sera, il Comune ha organizzato, presso la scuola elementare, un momento di riflessione in cui saranno letti brani tratti dal libro di Vittorio “Gaza, restiamo umani”.
Ciò che si denota in quel piccolo centro, e che la comunità intera si è stretta introno al dolore della madre e della famglia.

PUBBLICATO DA AGORAVOX.IT

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