27 giugno 2011

Conversazione Berlusconi-Di Pietro.

Di Sabina Barca
Oggi, vorrei sottoporre la mia teoria dell'anomala “conversazione” Berlusconi-Di Pietro avvenuto durante l'ennesima verifica di fiducia al governo.
Ho osservato con attenzione e interesse ogni movimento del premier e del leader dell'Idv.
Ho ancora sotto gli occhi la pietosa immagine di un presidente del consiglio che richiede ad un fotografo di immortalare ciò che andava a fare, cioè spiegare al presidente Obama, quanto fosse perseguitato dalla legge italiana, incurante del fatto che ritardava l'inizio di un summit importante.
A. Markel e N. Sarkozy infatti, dopo un giro di sguardi e la stizza mal celata del presidente francese, svelano al meglio la sceneggiata berlusconiana. Una mossa che doveva “vendere” l'immagine del premier intento a parlare “intimamente” con il presidente degli Stati Uniti, di cose importantissime e al contempo, buttare un colpo di scena. Il rapporto preferenziale dell'italiano con il N. uno della Casa bianca. Mossa mal riuscita.
Legittimo direbbe qualcuno, maldestro e ridicolo direi io.
Ecco, proprio in funzione di questa azione, non può stupire un Berlusconi che si alza, raggiunge il banco del suo, diciamo acerrimo nemico, per conversare cordialmente. Un già visto prevedibile. Per dimostrare cosa? Benevolenza? Tutti sono “acquistabili” Non è diverso da me? Anche lui è dei nostri? Ciò che io ho visto è il tentativo di demolire/svilire l'immagine di un politico. Tuttavia, il linguaggio del corpo parla per noi. Osservando, vedo un On. Di Pietro con le mani conserte, e le gambe incrociate, postura di totale chiusura nei confronti dell'interlocutore. Noto la mancanza delle solite paspatine che il premier ama dare a tutti i leader nazionali e internazionali. Un gesto di finta confidenza finalizzato ad accorciare le distanze. Contatto fisico che non ha risparmiato neppure al Re di Spagna. Infatti, nelle immagini in questione, le mani del premier gesticolano annoiate, specchio di una conversazione vuota, e non toccano mai l'oggetto del suo interesse. A mio parere l'ostilità per tonino trabocca. Ho visto un Di Pietro che ascolta tra il curioso e il perplesso “non ci posso credere, ma guarda un po”.
Insomma, una recita.
Una conversazione senza contenuto verbale a favore della forza delle immagini.
Certo, l'On. Di Pietro avrebbe potuto alzarsi indignato, rifiutare l'avvicinamento, appagando così i fans meno riflessivi e attenti.
Però così facendo si offriva il fianco alla critica becera. Insinuare il subdolo dubbio, esaltando la benevolenza del premier rifiutata dal giustizialista. Sinceramente, immedesimandomi, anch'io avrei ceduto alla curiosità di ascoltare, e sarei restata seduta, intimamente divertita, ad ascoltare. Sollevo una criticità.
Non mi è ancora chiaro però, chi ha accuratamente ripreso e poi servito il filmato alla stampa. Forse mi è sfuggito.
Dall'evento non ricavo alcuna dietrologia concreta, per questo sarei propensa a classificare il tutto nella categoria “fiction” tanto care alle Tv del commendatore.
Come usano dire i nostri politici “voglio dire, ma di cosa stiamo parlando?”.
Il punto è un altro. Se l'intento era insinuare la mala fede dell'On. Di Pietro, perchè mi risulta difficile pensare diversamente, significa che il ns presidente del consiglio ha capitalizzato la sua fama.
Consapevole della sua reputazione, in pochi minuti di filmato, affiancandolo nella seduta, ha insospettito il centro sinistra rendendo inaffidabile il Tonino nazionale, anche agli occhi di alcuni suoi elettori.
Una strategia politica da premio oscar.
La curiosità è molta e mi chiedo: ma queste commedie, il nostro premier, le pensa da solo, oppure ha un consigliere di fiducia?



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