26 settembre 2011

Bossi show a Varese la solita fuffa leghista “Somaro chi espone il Tricolore” “Brunetta il più pirla di tutti”

Di Sabina Barca 
VARESE – Sale sul palco aiutato e con passo lento fumando il sigaro, il senatore Umberto Bossi si avvicina al microfono.
Dal palco di Varese, in pieno svolgimento dello “spettacolo” padano, il senatore e ministro della Repubblica italiana, ha ancora una volta denigrato e ridicolizzato Tricolore e popolo del sud accusandolo: “E' un paese che ha speso molto, e sappiamo tutti perchè. Abbiamo speso troppo per il sud. La storia e quella lì di palle non c'è ne sono”. E con il ritornello: “Il popolo del nord, lavora e paga, paga e lavora” ha indicato i "terroni" colpevoli della crisi nazionale, sgravando così Governo ed esecutivo da ogni “eventuale” responsabilità.
Mentre colpevolizza il sud, nessuna parola sui fondi Fas (Fondi per le Aree Sottoutilizzate) strumento di politica economica realizzata in questa legislatura per le aree sottoutilizzate della nazione, scippati a favore del nord e per pagare il debito del comune di Roma.
Così, sfacciatamente, da quel palco si richiama la politica protezionista di un partito territoriale andato al Governo per assicurare e cautelare solo una parte del paese, il nord.
Un partito così non può rappresentare una nazione intera.
Un repertorio politico indiscutibilmente agè, vecchio  di almeno 25 anni. Ad ascoltare il ministro un centinaio di leghisti/simpatizzanti.  
La solita fufa
Il ritorno dei soliti temi conferma l'incapacità della lega nord di attualizzare argomenti e programmi. Per il senatore Bossi il tempo si è fermato a quando era all'opposizione e pare “ignorare” che è al governo da molto tempo.
Qualcuno dice: “ci si deresponsabilizza come si può” e lui può.
Nazionalmente disaffezionato, il ministro ritorna sul tricolore; “L'Italia, fuori i tricolori, somari quelli che mangiano e bevono” (i terroni, sogg. sottinteso), salvo poi rettificare oggi che: “Ho solo detto che il Paese va male e per farlo andare bene ci vuole ben altro che il tricolore”. Nega di aver “incolpato” il sud del tracollo italiano.
La prende larga per sganciare la lega dalla “casta”.
Un Bossi nell'insieme ripetitivo che ha parlato con il solito linguaggio raffazzonato. Curiosa invece la nuova filosofia leghista delle mense per poveri. Bossi più volte ribadisce che: “Dobbiamo pensarci noi, ogni tanto bisogna fare anche del bene. Non è giusto che ci sia gente che non riesce a comprarsi da mangiare. I poveri che non arrivano a fine mese possono venire a mangiare gratis – specificando che - Qualcosa ce lo posso mettere anche io di tasca mia, tanto io i soldi che guadagno li dò al partito e come me fanno tutti gli altri parlamentari della Lega”. Il pubblico esulta contento di sapere che la lega non fa parte della casta. Non ha però specificato se i poveri aventi diritto al pasto gratuito, debbano essere italiani e del nord. Non spiega neppure che la povertà è lievitata con l'esecutivo di cui fa parte.
Il pensiero padano è che “solo l'idea” di aprire qualche mensa per poveri, allontana la lega dal costo della politico e dalla così definita casta.
Noi non siamo come gli altri, noi siamo buoni. Ecco come usiamo i nostri soldi. Auto assolti ancora.
Però l'immagine di “vichinghi cornuti” che servono pasti ai poveri è davvero eccezionale.
Il povero Ministro Brunetta: “il più pirla di tutti”
Parlando parlando, non è mancato l'aneddoto dedicato al Ministro Brunetta. Bossi riferisce che Bankitalia ha contattato il ministro Brunetta per il taglio delle pensioni. Per tutta risposta il leader leghista ribadisce che hanno telefonato a lui perchè: “il più pirla di tutti” in quanto più facile da convincere. Una gaf che nel proseguire del racconto, rimedia con: “non è uno stupido … però”.
Una lega antica e lontana dal paese 
Sì, un discorso stanco, e stancante, condito da parolacce e gestacci (il solito dito medio) ha caratterizzato la performance del ministro/senatore della Repubblica. Un discorso “tanto vecchio” e per nulla galvanizzante neppure per la base più affezionata. Un messaggio che spinge su temi obsoleti e lontani dal paese, che gincana le problematiche, e bypassa le vere difficoltà, carente di soluzioni.
Insomma, un messaggio logoro e abusato che trova conferma nel piccolo pubblico davanti al palco, nel comune di Varese, fortezza della Lega Nord. Il pensiero affiora: il leader U. Bossi non attira più le folle padane, e pare che questa volta, il dito medio sia lui a riceverlo dalla sua base.



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