19 settembre 2011

Processo Mills. Obiettivo evitare la prescrizione con i tagli dei testi. Sentenza possibile.

felice entra in tribunale
Di Sabina Barca

MILANO – Oggi la giornata del premier aveva tre opzioni: presentarsi a Napoli come testimone, presenziare al vertice Onu, negli Stati Uniti per la questione palestinese, assistere al processo Mills di cui non aveva nessun obbligo di presenza. Il criterio di scelta del premier e difensori, è stato il “meno peggio”. Infatti, il capo del Governo ha optato per il tribunale di Milano sede del processo Mills, da lui definito “già morto” e “peggiore di tutti”. Il processo “già morto” lo vede imputato per corruzione in atti giudiziari per aver sborsato 600 mila dollari all'avvocato inglese Mills al fine di testimoniare in suo favore. Il presidente alle undici ha fatto il suo ingresso in tribunale, glissando con qualche battuta i giornalisti. La sua visita in tribunale si è conclusa alle 13,20 circa. Con la massima discrezione sì è allontanato con la sua scorta. Comportamento incredibilmente mesto rispetto agli spettacoli e i comizi a cui abbiamo assistito durante la campagna elettorale di qualche mese fa. È indubbio che è il processo in questione è fortemente a rischio prescrizione con scadenza febbraio 2012.
Tenendo ben presente la data, i giudici, questo pomeriggio, hanno accettato la richiesta del pm Fabio De Pasquale, scremando i faldoni di una decina di testi, decisione opposta a quanto chiesto dalla difesa del Presidente del Consiglio, che chiedevano integrazioni di testimoni e prove per allungare il procedimento. A Milano resta l'udienza del 24 ottobre in cui sarà ascoltato il sig. Mills e quattro giorni dopo il premier. La mossa odierna dei giudici offre chance di sentenza entro febbraio e ha sconcertato Nicolò Ghedini che stizzito a commentato: “La presenza della difesa è ormai inutile in questo processo”.

Così in America al vertice Onu, è volato il Ministro Frattini, mentre a Napoli i magistrati continuano ad aspettano il testimone Berlusconi per l'udienza in merito all'inchiesta di presunta estorsione compiuta da Tarantini-Lavitola ai danni del premier. Il presidente del consiglio teme di entrare in tribunale come testimone e uscire come indagato. Per questo, i suoi difensori definiscono “una trappola” l'istanza dei pm di Napoli.
Nel caso in cui il Presidente del Consiglio perseveri nel suo diniego a testimoniare a Napoli, rimane aperta la possibilità che i magistrati campani esigano l'accompagnamento coatto. Nel frattempo F. Cicchitto, senza mezzi termini, informa che, nel caso arrivi la richiesta dei magistrati partenopei alla camera: “noi gliela rimandiamo subito indietro. Spero che non facciano un atto di così grave irresponsabilità e così marcatamente destabilizzante”. Il procuratore di Napoli G. Lepore rassicura sottolineando che non esiste “ultimatum” per il premier e che una eventuale richiesta alla Camera sarebbe solo “extrema ratio”.
Una cosa è lampante, della questione palestinese, al sig. Berlusconi, non importa molto ... ha altro a cui pensare.

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