15 ottobre 2011

15 ottobre. "Siamo tutti indignati perchè non ci siamo potuti indignare".

foto di Aldo Feroce
Di Alessandro Ambrosin
ROMA - Era iniziata in un clima festoso la manifestazione degli indignati a Roma, che ha registrato la presenta di 500mila persone  scese in piazza  pacificamente, com'è avvenuto in 951 città di 82 paesi sparsi nel globo. Ma nella capitale qualcosa è andato storto. Le nere previsioni che qualcuno aveva ipotizzato fin da ieri si sono concretizzate nel corso di questa iniziativa, promossa in Italia dal Coordinamento 15 ottobre.

D'altra parte era nell'aria fin dall'inizio. Da quando il corteo era stato costretto a muoversi in largo anticipo da una piazza della Repubblica ormai satura di manifestanti, tra danze movimentate dal ritmo incalzante dei tamburi. Ma a Via Cavour avviene quello che segnerà l'inizio di questa giornata da dimenticare. Degli incappucciati prendono d'assalto un negozio di una famosa multinazionale d'abbigliamento e di fatto il lungo serpentone colorato si spacca in due tronconi.  Sembra siano ovunque, questi famigerati Black Bloc, con spranghe, maschere antigas, caschi, giubbetti protettivi capaci di rovesciare una situazione tranquilla, mettendo  a ferro e fuoco la capitale.
Quando incrociano il nostro fotografo gli spruzzano addirittura dello spray di vernice nera  nell'obiettivo della macchina fotografica,  in modo da non farsi riprendere. E così dalla quiete di un corteo apparentemente tranquillo, la cui testa ha già raggiunto la destinazione finale, ovvero quella di Piazza San Giovanni,  si passa improvvisamente a scene davvero apocalittiche di una vera e propria guerriglia urbana. Vetrine infrante, cassonetti dati a fuoco, macchine incendiate, perfino il ministero della Difesa di Via Labicana preso d'assalto viene dato alle fiamme e il tetto crolla come cartapesta.

Il passo è stato  breve, una manciata di secondi per far cambiare lo scopo di questa manifestazione, tra le cariche che prendono di mira tutto ciò che si muove, meno che i veri responsabili, e che provocano  un fuggi fuggi generale dei manifestanti pacifici, che nella fretta inciampano rischiando di ferirsi gravemente.  Intanto tra le strade rimbombano i frastuoni delle esplosioni, delle bombe carte, gli spari dei lacrimogeni lanciati per disperdere i facinorosi inferociti. Gli stessi indignati gridano "vergogna" alla Polizia impassibile alle azioni  dei Black Bloc, o meglio gli incappucciati come gli hanno battezzati quest'oggi, che con la loro violenza spadroneggiano.


All'incrocio tra via Labicana e Via Merulana  ancora azioni violente. Questa volta contro le banche, simbolo de capitalismo. A San Giovanni non servono neppure le cariche dei blindati dei Carabinieri uno dei quali viene letteralmente preso d'assalto dagli incappucciati e dato alle fiamme dopo aver fatto uscire i due militari dell'Arma. "ACAB" è lo slogan che viene scritto sulla camionetta prima che sia avvolta completamente dalle fiamme, ovvero "All cops are bastard". Uno slogan che non ha certo origini a casa nostra.


Non è ancora finita. Da Piazza di San Giovanni la gente fugge e si dirige verso Piazza Re di Roma, dove, sempre organizzatissimi, spuntano improvvisamente loro, un altro gruppo di Black Bloc. E poi a Via Merulana, a Piazza Vittorio, a via dello Statuto.  E a guardarli bene si ha la netta sensazione che queste azioni non siano affatto frutto dell'improvvisazione, bensì di qualcosa ben ordito in precedenza. A partire da alcuni luoghi che non appartenevano al percorso originario del corteo,   da dove sono improvvisamente spuntati con i loro movimenti rapidi, tanto da azzardare l'ipotesi che abbiano studiato un minimo di pianificazione, almeno sui tempi e sui modi in cui entrare in azione, e soprattutto su come muoversi indisturbati per le vie della capitale senza destare sospetti, come sono riusciti a fare inizialmente.

Sicuramente la poca tempestività delle forze dell'ordine ha dato ai  facinorosi violenti un vantaggio non proprio irrilevante. E poi, grande sbaglio dell'organizzazione, è stato quello di non allestire un palco che avrebbe potuto intrattenere le migliaia di manifestanti giunti a destinazione, magari con interventi dei partecipanti e musica per intrattenere la folla, elementi da sempre aggreganti in queste occasioni.
Anche questa mancanza ha sicuramente inciso negativamente, dando spazio alle frange più violente che hanno potuto muoversi senza troppe difficoltà.
Saranno pure tanti, troppi i problemi che attanagliano il paese e che la piazza non è capace di trattenere in questo impeto di rabbia. Ma chi trarrà vantaggio da questa violenza gratuita? Nessuno, proprio nessuno. Neppure chi l'ha provocata, a meno che questi episodi non siano il frutto di una violenza  da cui solo una certa politica potrà trarre i suoi vantaggi. Tuttavia questa giornata è da dimenticare perchè "siamo tutti indignati, perchè non ci siamo potuti indignare".


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