10 ottobre 2011

Il bavaglio che sogna. Anni di fatiche parlamentari per nascondere una vita irraccontabile. Storia di un paese maltrattato

Di sabina Barca
MILANO – Un bavaglio all'informazione per chi e perché?
Questa è la storia di un premier che deve nascondere la sua vita privata perchè irraccontabile pubblicamente in quanto staccata da ogni valore e stile di vita degli italiani.

Excursus storico
Correva l'anno 2007. Nasce la prima richiesta di “bavaglio”. S. Berlusconi era all'opposizione e approvava alla camera il ddl Mastella. Il premier è l'artefice del caso Bml-Unippol riguardante la scalata di Unipol alla Bnl famosa per la celebre frase al telefono: “abbiamo una banca?”.
Era il luglio 2005, Giovanni Cortese e Piero Fassino al telefono sono intercettati e registrati. Per qualche “motivo” il file audio finisce nelle mani di Paolo e Silvio Berlusconi il 24/12/05. A consegnare il file è il “re” dell'azienda di intercettazione, Roberto Raffaelli.
Sì, Berlusconi il garantista, inchioda il governo Prodi al ddl Mastella, perchè: “contro uno Stato di polizia”, una frase che ripeterà per anni a suo uso e consumo.

Poi una sequenza di eventi incatenano il premier.
L'immobiliarista Stefano Ricucci, intercettato, dichiara in una telefonata: “una via libera da Berlusconi” in riferimento alla scalata Rcs in cui è accusato di aggiotaggio, false fatturazioni e occultamento di scritture contabili.
Il mese dopo, il Csm accusa il Sismi di aver spiato illegalmente più di 200 magistrati. A capo del Sismi Nicolò Pollari, uomo di fiducia di G. Letta.
A dicembre emerge l'inchiesta della Procura di Napoli che indaga Berlusconi per corruzione. Le relative intercettazioni riferiscono conversazioni telefoniche tra Berlusconi e l'allora d. generale Rai Saccà, che discutevano l'assunzione di due signorine in una fiction. Forse le sue prime signorine. Berlusconi, dopo alcuni tentativi di smentita contrattacca e parla di: “sciacalli in azione per far saltare i dialogo” salvo poi dichiarare: “lo sanno tutti che in Rai si lavora solo se ti prostituisci o sei di sinistra”. Il caso Saccà verrà poi archiviato nel 2009.
Correva l'anno 2009. Arriva il caso del vice questore di polizia Gioacchino Genchi. Genchi ha lavorato per Luigi De Magistris nell'inchiesta “Why not” e “Poseidon”. In questo caso non esistono intercettazioni ma solo analisi di tabulati telefonici. Però Berlusconi picchia duro e,
prima di sapere dei tabulati, dichiara per gettare fumo: “sta per scoppiare il più grande scandalo della Repubblica”.
Così, prendendo la palla al volo, arriva il primo giro di vite restrittivo del ddl intercettazioni consentito solo per “gravi indizi di reato”. Il Csm respinge al mittente.
Arriva Noemi. Berlusconi s'indigna e non demorde. A giugno la Camera approva in via definitiva, con fiducia, il ddl. Il ministro Alfano prevede un passaggio rapido al Senato per la conclusione dell'iter.
Tre giorni dopo, approda il caso escort in Procura a Bari. Emergono alcune intercettazioni di ragazze, pagate per presenziare ad alcune feste a palazzo Grazioli e villa Certosa. Berlusconi, acido considera “solita spazzatura” per disarcionare lui, il cavaliere. Però Patrizia D'Addario conferma tutto.
Nel frattempo, 300 mila persone manifestano a Roma il 3 ottobre a favore della libertà di stampa. Il premier riduce tutto a “una farsa colossale, in Italia c'è più libertà che in un qualsiasi paese”.
L'affondo di Berlusconi
Emergono i primi verbali baresi. Sulla cena appare Gianpaolo Tarantini che ha servito 30 ragazze alle feste di Berlusconi. Molte sono pagate dal, definito dall'avv. Ghedini, utilizzatore finale.
Non finisce mai. Spunta la faccenda P3 in Procura a Roma. Al centro dell'inchiesta Verdini, Dell'Utri e Carboni. Le intercettazioni raccontano spartizioni di favori/lavori e condizionamenti a giudici e appalti. Si parla di “cesare” a cui si deve riferire tutto.
Ma, nonostante la previsione di Alfano, il ddl è bloccato al Senato.
Correva l'anno 2010. Ennesimo scandalo. Gli italiani sono ormai sfiancati.
Appalti “grandi opere”. Guido Bertolaso è al centro della storia è indagato dalla Procura di Roma per corruzione. A prova intercettazioni che fotografano una Protezione Civile fatta di cricche di amici imprenditori. Emergono personaggi come Anemone e Balducci. Nei giornali si scrive di incontri segreti a Palozzo Chigi tra Berlusconi e Letta. Tutto rigorosamente smentito.
Per spingere sul bavaglio, si chiama a rapporto U. Bossi, convocato ad Arcore. “Il premier vuole che il ddl sia legge dello Stato entro giugno” così scriverà “Il Giornale”.
Nel mese successivo la mazzata agli editori. Non possono pubblicare le conversazioni telefoniche. Le maggiori testate reagiscono e si appellano al centro destra. La parte moderata del Pdl accoglie l'istanza. Viene rintrodotta la possibilità di pubblicare riassunti gli atti giudiziari prima dell'udienza. Palazzo Madama approva e il ddl ritorna alla Camera per la terza lettura. Berlusconi è insoddisfatto, lo ritiene “snaturato dalle lobby” e si preoccupa di Napolitano.
A fine agosto convoca Ghedini e Alfano e in otto ore di vertice, cerca la quadra per processo breve e intercettazioni.
Il Ruby-gate
Impossibile dimenticare la signorina Ruby. Mesi di martellamento mediatico spiegano uno scandalo sessuale con una minorenne. Il mondo intero ne parla. La “nipote di Mubarak”
ossessiona gli italiani e fa ridere il resto del pianeta.
 Siamo alla P4 e al proseguo di Tarantini
Riunioni di ogni genere impegnano esecutivo e premier di questo paese per evitare ogni divulgazione riguardante lo scandalo P4 e il proseguo di Tarantini. L'esecutivo sembra precettato per risolvere l'annosa questione intercettazioni e giustizia del premier.
Esplode il caso P4.
L. Bisignani e A. Papa sono i protagonisti. Le faccende sfiorano Berlusconi. La camera decreta l'arresto di Papa. Si contano almeno 14 vertici, convocati dal premier, per risolvere le sue questioni intercettazioni/giustizia.
A luglio una dichiarazione spudorata: “La legge sulle intercettazioni è stata massacrata da tutti gli interventi che ha subito: sono quasi tentato di ritirarla”.
Alla ribalta le solite storiacce. 
Intercettazioni telefoniche tra Berlusconi e Lavitola. Ragazze usate come “compenso/pagamento”, soldi e ricatti per ottenere silenzio. Appalti facili in Finmenccanica.
L'impegno profuso dai parlamentari per le questioni berlusconiane è immenso. Il paese in piena crisi e attacco speculativo, è abbandonato a se stesso. C'è un furto del tempo parlamentare. Un tempo di lavoro che dovrebbe essere dedicato al benessere del paese.
Il 4 ottobre è stato stracciato il “lodo” Ghedini-Bongiorno, frutto di un anno di lavoro.
Si ritorna alla versione forte. La vuole ad ogni costo.
Giovedì prossimo il ddl tornerà in aula a Montecitorio. In gioco non c'è solo il bavaglio, ma anche il futuro del paese … e del governo.


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