10 dicembre 2011

Bagnasco non c'è nulla da discutere, solo da pagare. Se la Chiesa pagasse le tasse, gli italiani risparmierebbero una manovra all'anno

Cardinal Bagnasco
Di Sabina Barca
ROMA – Il Cardinal Bagnasco, durante la conferenza episcopale italiana, in merito al pagamento dell'Ici per gli immobili della Chiesa dichiara: “Se ci sono punti della legge da rivedere o da discutere, non ci sono pregiudiziali da parte nostra”
Punti da rivedere o da discutere?
Gli italiani sono chiamati a pagare il ritorno dell'Ici-Imu senza discutere.
A memoria storica, governo dopo governo è stato garantito l'esonero per la tassa sul patrimonio immobiliare della Chiesa garantito perchè, come diceva Andreotti ”i preti votano” … e fanno votare.
Ha spiegato il cardinale: “il concordato prevede un particolare riconoscimento del valore sociale delle attività degli enti no profit, tra cui la Chiesa cattolica.”

Il “particolare riconosciuto” non è l'unico.
Grazie a Craxi e Casaroli, è stato garantito ai parroci un salario. L'otto per mille è l'affare migliore che la Chiesa abbia mai fatto.
Riveduto da Tremonti, l'8 per mille destinato alla Chiesa, calcola i dividendi, sommando le preferenze espresse e non espresse, della dichiarazione dei redditi.
L'importo dell'8 per mille risulta un miliardo e 67 milioni di euro che, nel 2011 è lievitato a 118 milioni, 677mila 543 euro e 49 centesimi. L'assegno è incassato ogni anno durante la Conferenza episcopale. Di questa cifra solo 10,541 è girato ai preti. Il resto rimane nella casse vaticane.
Nei particolari riconoscimenti si aggiunge: i pass che il Comune di Roma ha concesso alle auto della Santa Sede. Il canone Rai speciale per tutti gli apparecchi degli istituti religiosi.
Bollette dell'acqua. Lo Stato italiano recentemente si è fatto carico, di arretrati per oltre 50 milioni di euro, costo poi accollato al contribuente. La Chiesa ha l'esenzione Iva sul gas metano.
Le 998 Opere pie e società di mutuo soccorso beneficiano della riduzione dell'aliquota Ires. Un risparmio quantificato in 12 milioni e 929 mila euro, più 6 milioni e 899 euro economizzati per gli ospedali di “gestione” ecclesiastica.
9 milioni, 781 mila 901 euro e 78 centesimi è il contributo editoriale incassato nel 2006 dai giornali della Chiesa di cui “Avvenire”, “Famiglia Cristiana”, “Il Giornalino” e “La voce isontina” “L'Aurora della Lomellina" "L'Appennino Camerte"e "Porziuncola Assisi". Escluse le prime due testate, le restanti sono di tiratura “paesana”.
I lingotti d'oro della Santa Chiesa
Nel 2008 in piena crisi finanziaria, un tablet britannico annuncia che il Vaticano è seduto sopra una “roccia d'oro”. Infatti già dal 2007 la Santa sede, dopo attento esame di esperti finanziari, ha messo in sicurezza i propri capitali dalla crisi dei mutui che ancora oggi sta flagellando l’economia mondiale, convertendo i propri investimenti azionari in lingotti d’oro. Secondo la fonte già nel 2008 possedeva una tonnellata di oro di valore presunto di 19 milioni di Euro più 340 milioni di Euro in valuta e 520 milioni di Euro di obbligazione e azioni. Per questo, precisa la fonte britannica, la Santa sede non risentirà della crisi.
Oggi sappiamo che la Chiesa, in Italia, è leader in quattro settori economici: immobiliare, turismo, sanità ed educazione privata.
Se la Chiesa pagasse le tasse, gli italiani si risparmierebbero una manovra all'anno
Ogni risparmio/agevolazione della Chiesa è stato ed è un onere pesante per i contribuenti e lo Stato italiano. Nessun paese estero paga così tanto per la fede.
Considerata la gravità in cui si trova il paese oggi, e tenuto conto delle buone casse/entrate del Vaticano, non c'è molto da discutere, è indispensabile sgravare il paese da privilegi ingiusti e scorrettezze più o meno nascoste.
Diceva recentemente Monsignor Francesco Cosmo Ruppi, Pastore attento alle esigenze sociali:
“occorre che tutti davvero paghino le tasse secondo il loro reddito e possibilità, iniziando da chi guadagna di più".

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2 commenti:

alessio di benedetto ha detto...

Se si rastrellassero ogni anno i 13 miliardi di euro che un sottogoverno confessionale continua a donare alla Città del Vaticano, sottraendoli con la menzogna dalle tasche della povera gente, se si recuperassero tutti gli introiti dell’ICI (il valore degli immobili vaticani ammonta per difetto a 30 miliardi di euro), la smetteremmo di parlare di debito pubblico (altra bufala) , di crisi delle pensioni, di tagli ai rinnovi contrattuali, alla sanità, alla scuola pubblica, all’arte, alla musica e allo spettacolo… Grazie a Berlusklaun il Vaticano, il più ricco Stato del Mondo, non paga più neppure l’ICI, i suoi monumenti privati sono ristrutturati con le tasse imposte ai lavoratori italiani, e gli istituti cattolici sono finanziati con i soldi di noi tutti, non con le offerte dei fedeli o delle aziende di Berlusconi, abbastanza ricche da permetterselo. Siamo il solo caso nel mondo in cui una popolazione multirazziale e multiconfessionale deve obbligatoriamente versare i propri contributi per farsi indottrinare. Atei, non credenti, agnostici, musulmani, ebrei, protestanti ed induisti, le cui tasse statali sono devolute molto benignamente ad una ideologia religiosa che li combatte accanitamente e che se potesse tornerebbe ad accendere nuovi roghi! È come se gli Italiani – il paragone non vi sembri forzato – fossero costretti a finanziare l’Iran per lasciarsi plagiare: è la stessa identica cosa, anche se sembra assurda. Ma come ha detto qualcuno: “Il Vaticano è uno stato! L’Italia no!”. DA: LA RELIGIONE CHE UCCIDE
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