04 febbraio 2012

La mega truffa dei rimborsi elettorali



di Piero Ignazi e Eugenio Pizzimenti

La Margherita incassava decine di milioni anche se non esisteva più da anni. Miracoli della legge che ha beffato il referendum del '93. E che ha moltiplicato i finanziamenti ai partiti fino a oltre due miliardi di euro. Con bilanci palesemente assurdi, che nascondono manovre contabili tutt'altro che limpide
(03 febbraio 2012)
Aula di Montecitorio Aula di MontecitorioCorreva l'anno 1974 ed era scoppiato un ennesimo scandalo, quello dell'Unione Petrolieri. Tutti i partiti concordi decisero che era necessario introdurre forme di finanziamento pubblico.

Da allora, tra referendum abrogativi schivati o elusi e nuovi interventi legislativi, i partiti non hanno mai smesso di essere foraggiati dallo Stato. E l'ultima vicenda, quella del tesoriere della Margherita Luigi Lusi accusato di avere usato a scopo personale 13 milioni di fondi pubblici, dimostra che anche gli scandali non hanno mai smesso di tenere banco.

Se prendiamo come data simbolo il 1994 - anno del grande cambio del sistema partitico, ma anche della introduzione della nuova normativa che, in linea con il referendum del 1993 sulla vecchia legge del finanziamento pubblico, ha in sua vece introdotto il "rimborso elettorale" per ogni tipo di elezione - vediamo che le quote versate dallo Stato sono costantemente aumentate e ammontano a oltre 2 miliardi: 2.217.126.664 euro.

Addirittura, con la legge 51/2006 i rimborsi vengono versati per tutti i cinque anni della legislatura indipendentemente dal fatto che essa si interrompa prima. Le elezioni anticipate del 2008 sono state un grande affare per i partiti.

In questi 17 anni come si sono finanziati i partiti? Qual è il peso dell'autofinanziamento rispetto ai contributi dello Stato? Ci sono differenze tra i partiti? E si notano variazioni nel tempo?

A queste domande si può fornire un prima risposta analizzando i bilanci che i partiti, per legge, devono pubblicare sulla Gazzetta Ufficiale alla fine di ogni anno. Ovviamente queste cifre non dicono tutto ma quanto meno forniscono informazioni chiare su tre punti importanti: 1) il contributo del tesseramento sul totale delle entrate; 2) il peso delle altre fonti di finanziamento "autoprodotte"– distinte in due grandi categorie: le donazioni di enti e privati e, soprattutto degli eletti da un lato, e le entrate derivanti da iniziative del partito, dai festival ai gadget, alla stampa, dall'altro; 3) la rilevanza del contributo statale.

Su un punto non c'è alcun dubbio: tutti i partiti vivono essenzialmente di finanziamento pubblico. Con poche variazioni ma con qualche sorpresa. A prima vista sembra ribaltata l'immagine che vedeva i partiti di sinistra, eredi dei partiti di massa, avvalersi prevalentemente del contributo delle tessere, e Forza Italia, simbolo del partito "leggero" (o, più spregevolmente, di plastica) disinteressarsi del tutto del tesseramento. Addirittura, il Pds-Ds sembrerebbe privo di tesserati in quanto i contributi degli iscritti sono nulli nel periodo Pds e ridottissimi nel periodo Ds e Pd.

La realtà è ben diversa e dipende dalle regole di destinazione dell'importo delle tessere previste dai vari statuti. Fino agli anni 2000 nel Pds-Ds tutto l'introito derivante dal tesseramento rimaneva a livello locale e quindi non contabilizzato nel bilancio del partito. In seguito, viene destinata al centro la quota simbolica di un euro ad iscritto. Questa la vera ragione del peso così impalpabile delle quote di iscrizione nel Pds-Ds.

Il quadro di Forza Italia sembra invece quello di un partito dipendente dai propri iscritti per la sopravvivenza finanziaria. Anche qui la realtà è un po' diversa. Intanto nel caso di Forza Italia, contrariamente al Pds-Ds, i contributi del tesseramento vanno tutti al centro. E poi il bilancio di FI sembra un elettrocardiogramma impazzito: vi sono voci che si azzerano un anno per passare a cifre iperboliche l'anno dopo. In pochi anni si passa dai 3 mila euro di tessere del 1995, che riflettono il disinteresse assoluto per la creazione di un partito "tradizionale" nei primi passi di Fi, ai 10 milioni del 1998 quando si celebra il primo congresso. Il tesseramento porta alle casse del partito cifre analoghe fino al 2003, per poi avviarsi in una rapida china discendente.

A questa altalena nel tesseramento se ne affianca un'altra sui contributi dello Stato, che presentano enormi variazioni da un anno all'altro. Ciò dipende dalla decisione di inserire in bilancio tutto il finanziamento che spetta al partito per i cinque anni di legislatura subito il primo anno, sguarnendo quindi la voce del contributo pubblico negli anni successivi.

FONTE


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2 commenti:

Mario Conidi ha detto...

"La mega truffa dei rimborsi elettorali"
Il mio severo commento?
"Lettera di Lorenzo Milani a Pipetta" dal libro "La Pedagogia dell'Anima" di Maria Grazia Fida!

Saluti

Mario Conidi
La Generale 3 Roma

Anonimo ha detto...

In italia siamo abituati a passare da un eccesso all'altro, con la conseguentemente abbiamo sempre qualle che ci meritiamo: la politica con la P maiuscola, si dovrebbe intendere spirito di partito, passione, idee, riforme.
Oggi, purtroppo, in virtù di scelte scellerate ci troviamo in brache di tela e la colpa non è il finaziamento Pubblico dei "Partiti" (sic), indiscutibilmente esagerato, ma della classe dirigente che vale nulla.
Saluti