22 marzo 2012

Islanda. A processo l'ex premier Haarde per “grave negligenza”.

di Sabina Barca
Affascina sempre di più la storia del crac islandese.
Volendo fare un raffronto Italia Islanda, il processo all'ex premier Haarde, accusato di non aver attivato adeguate misure contro il tracollo economico del paese, suonerebbe come un processo all'ex presidente del consiglio Berlusconi, con una ipotetica simile accusa.
Haarde 60 anni, conservatore islandese, è considerato responsabile del collasso finanziario del paese per “grave negligenza”.
Le accuse sono così espresse: “violazioni commesse dal febbraio all’ottobre 2008, di proposito o per omissione per banale disinteresse, essenzialmente contro le leggi della responsabilità ministeriale, dimostrando gravi mancanze nei suoi doveri di primo ministro di fronte ad un pericolo enorme che incombeva sulle istituzioni finanziarie islandesi e sulle casse dello Stato”.
Il default Islandese arriva nel 2008 a seguito dello sconsiderato comportamento bancario. Le banche, con l'ausilio di conti online, dirottarono molto denaro estero. I fondi furono usati come leva finanziaria per l'acquisto di innumerevoli asset all'estero che, in breve tempo, persero il loro valore originale. A quel punto l'insolvenza diventa incolmabile.
La situazione precipita con il crack dei maggiori istituti bancari che a sua volta bruciano migliaia di risparmiatori britannici e olandesi adescati dai conti online. Lo sfascio bancario innesca la drammatica crisi economica causando pensante inflazione e grave disoccupazione. La corona crolla del 85% rispetto l'euro, decuplicando il debito insoluto.
Il premier neo liberista puro
E di questo che l'Ex premier dovrà rispondere davanti ai giudici. In particolare dei sui interessi nel famoso programma IceSave che è al centro di uno scontro tra Islanda Regno Unito e Olanda e delle misure adeguate non adottate. Geir Hilmar Haarde, ritenuto responsabile dalla maggioranza dei cittadini islandesi, se ritenuto colpevole, rischia 2 anni di carcere.

Il contenzioso Regno Unito-Olanda
Attualmente è aperto un contenzioso con Regno Unito e Olanda per le perdite ingenti di miglia di risparmiatori coinvolti nel crack delle banche islandesi. Nel 2009 il parlamento islandese proponeva un risarcimento di circa 3,9 miliardi di euro per i due paesi coinvolti, successivamente bloccato dal Presidente islandese Grimsson e da due referendum popolari.
Il debito degli islandesi nei confronti di Inghilterra e Olanda è fonte di grosse pressioni.
Per questo, i primi di marzo, la piccola isola del nord ha valutato seriamente di rinunciare all'ingresso nell'Unione europea e all'euro. Il debito con i risparmiatori inglesi e olandesi incalza il governo islandese alla ricerca di nuove soluzioni, come l'adozione del dollaro canadese.
Il primo ministro islandese Sigurdardottir ha dichiarato: “la situazione non può rimanere così com'è – precisando - La scelta è tra la perdita della sovranità islandese in fatto di politica monetaria con l’adozione unilaterale della moneta di un altro Paese o diventare un membro dell’Ue”.
Per capire cosa fare, il primo ministro socialdemocratico è pronta a lanciare un referendum che sottopone ai cittadini il quesito dell'ingresso nell'Unione europea dal 2013. Resta però aperta la proposta di Gunnlaugsson del Partito Progressista che dal 2009 chiedeva di adottare il dollaro canadese in quanto la svalutazione della corona islandese interessava più il dollaro americano che l'Euro.
Nella visione globale della situazione islandese si dovrà tener conto di un altro recente referendum in cui il cittadino islandese nega ogni rimborso economico ai creditori britannici e olandesi. In sostanza il cittadino rifiuta il carico del debito contratto da banche private con altre banche.

Il recupero Islandese. I Mutui
Nonostante la crisi economica abbia divorato risparmi e pensioni degli islandese, il Fmi ha previsto una crescita economica del 2,5% per il 2012 grazie al calo della disoccupazione a 7%.
grazie alle buone e astute azioni di governo adottate in difesa della nazione.
Un esempio eclatante i mutui. Lo Stato islandese ha pagato il 13% del Pil nazionale, pari a 250 miliardi di euro (impensabile in Italia) per cancellare i mutui ipotecari delle famiglie islandesi in difficoltà con le rate del mutuo, evitando così la perdita delle case ad un quarto di essi.
Il confronto è inevitabile. 
Quanto è lontana l'Italia dall'Islanda? Sicuramente anni luce.


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