13 maggio 2012

Attentato Andinolfi Fai. Ora, quanto serve il terrorismo allo Stato?

Di Sabina Barca
ROMA - Indubbiamente la gambizzazione di R. Adinolfi, manager dell'Ansaldo Nucleare, avvenuta a Genova giorni fa, preoccupa. Preoccupa perchè risveglia un sacco di “già visto e sentito”.
La rivendicazione è pervenuta al Corriere della Sera. La firma Fai-Cellula Olga. Il volantino, considerato attendibile dagli inquirenti, spiega le motivazioni e gli intenti futuri del gruppo. Il ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, sottolinea e dichiara: "Il rischio escalation esiste, è una situazione che richiede molto rigore – e prosegue - La rivendicazione del Fai è attendibile. Almeno abbiamo individuato la matrice
Viene da pensare: individuato la matrice? Se non arrivava il volantino per posta, giravano ancora a trottola.
La titolare del Viminale puntualizza ed esclude, per il momento: “collegamenti con il movimento No Tav - anche se ritiene che - sono tutti settori sensibili e in quanto tali i collegamenti possono esserci o crearsi facilmente". Insomma dice tutto e niente, ma soprattutto cala un'ombra su ogni movimento spontaneo di protesta.
Le parole della Cancellieri arrivano precise e puntuali dopo le dichiarazione del Ministro Passera, che in piena illuminazione, affermava: “Il disagio sociale e' molto diffuso e la metà del paese soffre per la mancanza di lavoro, quindi è a rischio la tenuta economica e sociale del paese”. Un dire che non fa una piega se non fosse che suona come la scoperta dell'acqua bollente.
Ciò che fa riflettere è che le due dichiarazione, prima del Ministro Passera, poi del Ministro Cancellieri, siano parte dello stesso quadro di lavoro studiato a tavolino.
In questo senso pare lavorare anche il Presidente Napolitano che, il 12 maggio scorso, durante il 34 esimo anniversario dell’uccisione di Aldo Moro, dice: “Il terrorismo è stato “sconfitto” e non tornerà – e riferito all'attentato di Andinolfi spiega - la risposta sarà immediata e la vigilanza categorica. lo Stato non si farà intimidire a quanti fossero tentati di mettersi su quella strada”. In riferimento al terrorismo rosso e nero degli anni 70, ricorda - lo Stato seppe e saprà reagire, arrestando e “sanzionando” i colpevoli - infine aggiunge - i terroristi, sono dei perdenti e non si illudano di intimidire lo Stato”.
Critico l'ex sindaco di Bologna Cofferati che commenta: “Sono dieci anni che arrivano queste rivendicazioni Fai. L'impressione è che si sia perso tempo – poi spiega – il fatto che non si sia mai trovato un bandolo della matassa è davvero preoccupante”. In effetti, Cofferati qualcosa la può dire in quanto, durante il suo mandato 2005, ricevette un pacco bomba proprio dal gruppo anarchico Fai.
Ma la domanda è: “perchè ora è allerta terrorismo e prima no?
La F.A.I. dell'attentato genovese non si deve confondere con la Federazione Anarchica Italia, che “respinge la violenza come metodo di lotta”. L’organizzazione F.A.I. è descritta dai servizi segreti come un vero movimento terroristico. Il Fai si definisce “informale” perché “essendo priva di meccanismi autoritari e burocratizzanti, garantisce l’indipendenza dei gruppi e dei singoli che la compongono”. Il gruppo ha una forte componente ambientale. Ideologicamente è opposta all'ordine costituito dai Paesi dell’Europa da quelli di orientamento marxista. Il loro obbiettivo, è “la distruzione dello Stato e del capitale”.
È in dubbio che in questo momento storico, urge una distinzione tra legittimo dissenso e terrorismo, ed è altrettanto vero che mai come ora le componenti favorevoli per la rinascita di una qualsiasi lotta armata, sono concrete.
La triste e scandalosa rivelazione di Cossiga
Però è impossibile non ricordare l'imbarazzante intervista che l'ex Presidente Cossiga rilasciò a Repubblica nel 2008, in cui invocava il terrorismo di Stato. Testualmente il defunto Presidente Cossiga quasi profeticamente dichiarava: “l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico Pci ma l'evanescente Pd, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia. Alla domanda quali fatti dovrebbero seguire, risponde: “Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero ministro dell'Interno. In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito... Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri - e conclude - le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano”.
I dubbi angoscianti crescono.
Il terrorismo può essere strumentalizzato dallo Stato? Ma più ancora, l'allerta proclamata vuole screditare la protesta? Perchè gli attentati terroristici colpiscono obbiettivi non politici? La confusione impera. La sensazione forte è che l'uomo comune sa solo ed esclusivamente quello che il sistema gli vuole far sapere. Se esiste una conclusione sarebbe: “cittadini, queste proteste non vi rappresentano, attenti a parteciparvi, potreste trovarvi coinvolti in una deriva terroristica”. Oppure, è legittimo sospettare che, in risposta al rifiuto imperante verso le leadership politiche, essa stessa in difesa, alimenti diffidenza nei confronti di chi manifesta contro l'ingiustizia e la differenza di trattamento. E non sarebbe strano che la paura e lo smarrimento finisca per riportare il popolo, bastonato e vessato, dritto dritto nelle braccia di quelle istituzioni che lo ha affamato. Assurdo? Tutto può essere, tutto può succedere.












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