18 giugno 2012

"Giù le mani dalla legge 194"

Emmatar
di Silvia Cerami
La vicepresidente del Senato Emma Bonino difende la legge sull'interruzione di gravidanza, sui cui mercoledì 20 giugno è chiamata a esprimersi la Consulta. "E' un tentativo maldestro di riportare l'Italia indietro di quarant'anni" (18 giugno 2012) Emma Bonino Emma Bonino«Un tentativo maldestro di riportare l'Italia indietro di quarant'anni, ai tempi dell'aborto clandestino di massa». Per la vicepresidente del Senato Emma Bonino la richiesta del giudice tutelare di Spoleto di sollevare una questione di legittimità rispetto alla legge 194 che stabilisce la libertà di scelta della donna di interrompere la gravidanza «è una forzatura giuridica che ignora i diritti costituzionalmente protetti, come quello alla salute della donna». Secondo la senatrice, che fin dagli anni '70 si è battuta per riconoscere questo diritto, «la legalizzazione funziona. Vale anche per l'eutanasia, le droghe, la prostituzione, ed è la verità più scomoda per i fanatici dello Stato etico che si incaponiscono nella difesa di vuote definizioni di vita e dignità senza curarsi delle conseguenze devastanti per le vite reali e la salute dei cittadini». Uno Stato etico in cui sono forti le ingerenze del Vaticano: «Il Papa fa politica, parla di leggi dello Stato, fa pressione sulle istituzioni. L'inizio e la fine della vita sono il terreno preferito dai clericali per l'esercizio del potere sui corpi». Senatrice, il prossimo 20 giugno l'articolo 4 della legge sarà all'esame della Corte costituzionale. Che cosa ne pensa? E' un tentativo maldestro di riportare l'Italia indietro di quarant'anni, ai tempi dell'aborto clandestino di massa, attraverso un uso ideologico e strumentale del termine "embrione". Sollevare un dubbio di legittimità costituzionale è un atto infondato: la definizione di "embrione" da parte della Corte europea non ha valore generale, ma è legata al divieto di brevettabilità del prodotto della ricerca sulle staminali embrionali. Il giudice italiano attua una vera forzatura giuridica, fingendo di ignorare diritti costituzionalmente protetti, come quello alla salute della donna, che è proprio quello che si è affermato in concreto in conseguenza della legalizzazione che ha salvato la vita e la salute a generazioni di donne. Si tratta di una legge approvata dall'80 per cento degli italiani e da quando è entrata in vigore gli aborti sono diminuiti. Perché allora si continua a criminalizzarla? Proprio perché è la dimostrazione che per governare un problema il proibizionismo è fallimentare, mentre la legalizzazione funziona. Vale anche per l'eutanasia, le droghe, la prostituzione, ed è la verità più scomoda per i fanatici dello Stato etico che si incaponiscono nella difesa di vuote definizioni di vita e dignità senza curarsi delle conseguenze devastanti per le vite reali e la salute dei cittadini. Nei Paesi in cui l'aborto non è regolamentato le condizioni di rischio in cui viene effettuato rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica. Secondo l'OMS, si tratta di una vera e propria pandemia: una donna che muore ogni otto minuti nel mondo a causa delle conseguenze di aborto. Per battere questo flagello servono tre elementi: informazione, prevenzione e assistenza sanitaria. Tre elementi impossibili da ottenere in condizioni di clandestinità. Eppure il Papa ha recentemente ribadito: 'la legge vieti l'aborto'. Si può considerare un'ingerenza rispetto alla Corte costituzionale? Il Papa fa politica, parla di leggi dello Stato, fa pressione sulle istituzioni. Questo è solo l'ultimo caso ma non dimentichiamo Welby e Englaro, o la macchina organizzativa messa in moto per far fallire il referendum sulla legge 40. Nessuno vuole impedire al Papa di parlare: lo fa già ogni giorno e a reti unificate, purtroppo senza che le televisioni concedano alcun diritto di replica a chi ?€“ sul piano teologico o politico - la pensa diversamente. Il nodo vero, nei rapporti tra Stato e Chiesa, è quello del Concordato e dei finanziamenti statali che la galassia vaticana percepisce. Non è possibile rivendicare il proprio ruolo di libera organizzazione religiosa e, contemporaneamente, esercitare un potere temporale statuale reso operativo sul territorio attraverso organizzazioni parastatali. Quando la religione è utilizzata come strumento di potere, sono proprio i cattolici ad essere due volte danneggiati: come cittadini e come cattolici.

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