17 ottobre 2012

Massimo D'Alema. PERDIAMOCI DI VISTA.


Di Sabina Barca
Ma quanto è disperata l'iniziativa pro D'Alema apparsa il 15/10/12 sull'Unità, in una pagina di “informazione a pagamento” che ha per titolo: “Basta divisioni e personalismi. Parta dal Sud la sfida per il governo – poi, in corsivo l'esclamazione - per noi D'Alema è punto di riferimento in questa battaglia”.
La petizione vantava circa 700 firme e sosteneva l'importanza e “necessità di recuperare un legame profondo dei territori con la politica e con una classe dirigente eletta, capace di interpretare da un lato la forte spinta al nuovo e alle giovani generazioni dall’altro il bisogno di esperienze e solidità istituzionale e politica che personalità come Massimo D’Alema apporterebbero alla sfida di governo che ci attende come centrosinistra”.
 Ma di che battaglia si parla? Di che punto di riferimento si dice? D'Alema e il sud?
A chi serve sta cosa?
A LUI!
E' un fottuto alibi. Serve a giustificare la sua permanenza in parlamento. Si vuole convincere della sua indispensabilità. E si attinge al sud per il consenso. È una tattica per RESTARE e far digerire la sua presenza. L'iniziativa, racconta la sua propensione ad essere una “sottiletta fondi e fila” in poltrona. LUI si scioglie sulla poltrona. Lui è tutt'uno con la poltrona. Lui è la trama del tessuto della poltrona.
Se c'è una cosa certa è che il sig. D'Alema è un punto di riferimento solo per se stesso.
La petizione 24 ore dopo si rivela dubbia (firme di persone esistenti ma non firmanti). 
E' il trionfo del SUO personalismo.
Ah, che rimpianto. Come ci manca il precedente direttore dell'Unità Concita De Gregori.
La Concita avrebbe pubblicato una cialtronata simile? Naaaaaaaaaa.
Claudio Sardo, nuovo direttore, ora deve incassare con stile la figura del fico secco. Infondo la pagina era a pagamento.
Anche il fondatore dell'Unità, Antonio Gramsci, dopo la pubblicazione, si rotola nella tomba.
È stato avvistato con catene e lenzuolo presso l'abitazione radical chic della famiglia D'Alema.
Qualche testimone riferisce di urla e vetri rotti, proveniente dall'interno della casa, mentre la sig. Bindi, all'esterno, circumnavigando l'immobile con uno spruzzino, evaporava acqua (forse benedetta).
Ma tornando a LUI (il punto di riferimento del sud) pare che senta il fiato sul collo.
Un fiato puzzolente.
Il tempo stringe e il batacchio della campana sta per battere l'ora x.
L'ora del “ci avete liofilizzato le uova” con la Vs presenza.
Il C.... UORE si stringe. Bisogna far qualcosa.
Pubblichiamo la giustifica che giustifica la mia candidatura.
Ammicca al partito: “che cavolo, mi vogliono. Devo restare!”.
L'appello è trascurato e si da del lungo.
A guardarlo è frustrazione pura. Rimpiange il tempo passato. Non si rassegna.
Si atteggia vitale per il paese e posticipa la splendida pensione da parlamentare, trascurando così la stesura del libro della sua vita: “una poltrona per me”.
Che si può dire all'uomo della FURBOCRAZIA istituzionalizzata?
Semplicemente: "PERDIAMOCI DI VISTA".

A gentile richiesta una canzone di Lucio Battisti: Ancora tu 




N.B. Gira voce di un film dedicato alla sua vita dal titolo: “L'uomo F'Alema”. 

FONTE

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